Commedia, Episodi, Recensione

CARO DIARIO

TRAMA

1) In Vespa. Nanni gira per Roma. 2) Isole. Nanni raggiunge un amico alle Eolie e, invano, cercano la tranquillità per lavorare. 3) Medici. Nanni soffre di un prurito terribile. Odissea fra dermatologi e inutili farmaci.

RECENSIONI

Giovanni instaura un dialogo con il proprio diario, dove annota riflessioni ed esperienze di vita ed esplode del tutto la vena autobiografica di Moretti, che si denuda definitivamente, non solo contenutisticamente ma anche nello stile, perdendo quella peculiarità, che era anche il suo forte, di trasporre in alter-ego, gag e situazioni di finzione (surreali, feroci, simboliche) il proprio vissuto e la propria personalità. In questa commedia, giunta al premio per la miglior regia a Cannes, manca volutamente la qualità dell’elaborazione, fino al parossismo dell’ultimo episodio in cui, prendendo di mira i medici per una vicenda vissuta sulla propria pelle, la “vita vera” sconfina nella sua rappresentazione (si riprende nell’ultima seduta di chemioterapia). Non mancano certo i brani gustosi (divertenti o significativi), con il tipico e impareggiabile tocco dell’autore ma sono episodici, chiusi in se stessi, anche facili per stesura (pescati tali e quali dal quotidiano e accostati senza drammaturgia uno accanto all’altro). Il secondo episodio, in cui si scaglia ancora contro la teledipendenza (paragona il programma “Chi l’ha visto?” all’Odissea), diventa anche grottesco e paradossale, divertentissimo (i bambini che governano l’isola attraverso i telefoni) ma si ha comunque la sensazione di un déjà-vu, di una reiterazione della propria poetica instillata in un cinema del reale povero di intenzioni. Se l’opera va letta come ritorno agli esordi, college di sketch amatoriali, sorprendenti e scoordinati (è evidente nel primo episodio, il migliore, iconico nell’immagine di Moretti in vespa ripreso da dietro, riuscito nei silenzi lirici, soprattutto presso la tomba di Pasolini), viene da leggerlo come involuzione rispetto, ad esempio, alla struttura geniale e conglomerante dell’ultimo Palombella Rossa. Raggiunto lo zenit dell’Arte, tornare alla partenza, forse, fa parte di un percorso esteticamente terapeutico. Il Moretti cinefilo regala chicche come quella in cui oppone l’odiato Henry Pioggia di Sangue all’amato Flashdance (Jennifer Beals e il consorte Alexander Rockwell concedono un cameo), quella in cui si scaglia contro le inutili elucubrazioni della critica e quella in cui, previo immaginario film al cinema, dichiara il suo odio per i falsi pietismi. Fatto sta che, andando alla ricerca, come dice lui stesso, di un modo non corrotto e servile di essere intellettuale, sembra a corto d’idee e cose da dire.

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