TRAMA
Nella Gallia sotto l’occupazione romana di Giulio Cesare, solo un piccolo villaggio di irriducibili resiste all’invasore, grazie alla pozione magica del loro druido.
RECENSIONI
Non c’erano riusciti nemmeno i cartoni animati (fra il 1967 e il 1994, sette lungometraggi) a trasporre efficacemente lo spirito di uno dei più bei fumetti della storia (di Goscinny e Uderzo), sebbene oggettivamente più vicini alla forma dello “strip”. Ancora più arduo per attori dal vero, anche se coadiuvati da una produzione da kolossal, con effetti speciali e un azzeccato casting (Christian Clavier è un ottimo Asterix; Gérard Depardieu, pur non eguagliando la stazza di Obelix, salva la parte con la sua bravura). Nonostante il successo ottenuto al botteghino, l’occasione è comunque mancata da Claude Zidi, anche sceneggiatore, perché imbastisce una farsa più simile ai suoi film comici dei Les Charlots (o Les Baldasses), da noi chiamati "I 5 matti", cioè di grana grossa, fra pochade, comica muta e musical di bassa lega (al compleanno di Obelix). Il suo soggetto mescola vari albi originali (fra cui “Asterix il gallico”, “Asterix contro Cesare”, “Asterix e l’indovino”, “Asterix e il falcetto d’oro”) ma inventa di sana pianta l’idea della super-pozione, quella, più goliardica, del povero Idefix torturato e i personaggi di Geriatrix, un rimbambito e mattacchione druido che vive sottoterra, e Detritus, un ambizioso Giuda ideato appositamente per Roberto Benigni, che diventa un valore aggiunto della produzione (ha carta bianca nel finale e improvvisa quando chiede a Cesare di avere salva la vita). Una trasposizione al passo coi tempi, ma è sintomatica la scena della clonazione (altra idea inedita gustosa, con soffi erotici assenti nelle strisce) dove Obelix duplica Falbalà (la bella Laetitia Casta) per averla tutta per sé: utilizza un “effetto speciale” per sostituire il materiale umano, come fa il film che non trova quegli afflati, quelle caratterizzazioni, quell’analisi della complicità fra i personaggi del fumetto.


