Grottesco

8 ½

TRAMA

Guido Anselmi, regista, vive una profonda crisi creativa e esistenziale.

RECENSIONI

In una stazione termale converge il mondo reale e fantastico di un cineasta: tirato per la manica dal produttore, raggiunto dall'amante, in rotta con la moglie, all'inseguimento di un'immagine femminea che sa di purezza e ispirazione, il regista non riesce a dare una direzione alla propria vita depressa e al film fantasma che si appresta a girare.  Fatta erigere una mastodontica impalcatura, Guido non sembra sicuro di sapere cosa farne; al centro di una spirale esistenziale che ruota incessante e che risucchia tutto - vita vissuta, ricordi, sogni e immaginazione -  dopo brucianti dubbi, tormenti e la fuga da una conferenza stampa capestro, si riconcilia con se stesso e riesce ad accettare gli altri e la propria confusione: il film si farà, anzi è già fatto. Il girotondo dei protagonisti, nel circo scenografico della vita, lo suggella.
Fellini individualista, tutto concentrato su se stesso, riesce ad assolutizzare la propria esperienza ed erige uno specchio barocco davanti al quale si compiace di riflettersi impudicamente; regista al lavoro, in lotta con ombre e luci della vita e del cinema, fa dell'artista in crisi e del buco creativo che lo affligge la propria opera. La realtà che si riverbera nell'Arte, l'Arte che si rispecchia in se stessa. Il film del film sul film, in un flusso di coscienza torrenziale, diventa archetipo imprescindibile che cambia il corso della storia del cinema: da allora una proliferazione, a tratti nefasta, di cinema ombelicale che non eguaglierà mai l'inarrivabile modello.
Più rigoroso di Amarcord, ma non meno fellinianamente sentimentalistico e consolatorio, 8 1/2  è risultato stilistico supremo; divagazione, improvvisazione certo, ma disciplinata e conchiusa in sè; prodotto di un artista in divino stato di grazia; girandola di meraviglie visive in un espressivo bianco e nero; acme creativo e perfetta sintesi dell'immaginario del grande maestro; uno dei vertici della Settima Arte. Elencare momenti e figure è davvero superfluo, il film si impone nella sua disarmante continuità, nella sua perfetta interezza. Per lo spettatore brividi estatici, possibile sindrome di Stendhal, pianto catartico nel finale: le anime sensibili sono avvertite.