VICINO AL COLOSSEO C’È MONTI

Anno Produzione2008

TRAMA

Passeggiata con Monicelli nel quartiere romano dove abita: Monti.

RECENSIONI

Lo sguardo e la curiosità

In realtà non ho raccontato nulla, sono solo annotazioni, immagini libere senza fondamento, girando senza approfondire, con superficialità, perché è così che si riesce a conoscere meglio.
Con queste parole Monicelli descrive il suo ultimo lavoro, un breve e affettuoso omaggio al quartiere dove vive da molti anni, che ha la forma di una passeggiata: il regista, con passo rapido, e seguito da un montaggio altrettanto rapido, entra dovunque - bar, macellai, palestre, sexy shop; spesso ci concede un'unica breve inquadratura sull'interno di un negozio, come se ci si affacciasse solo per un attimo - alla scoperta di Roma, una Roma popolare e autentica, che ci rappresenta senza nessun filtro stilistico o senza nessuna logica narrativa, quasi in presa diretta. L'opera non può non richiamare la Roma di Fellini, che aveva però tutt'altre ambizioni: lì lo sguardo visionario del regista, insieme a una sottile impalcatura narrativa, trasformava la città in un paesaggio straniato, quasi onirico. In Vicino al Colosseo c'è Monti non c'è l'intenzione di approfondire, c'è soltanto l'umile curiosità di chi vuole cogliere sul fatto la realtà non per esprimerla, ma per conoscerla. Si tratta di quella curiosità di chi conosce tanto e vuole conoscere sempre di più, la stessa che ritroviamo anche nei film (in Cristovao Colòn soprattutto, purtroppo inedito in Italia) dell'altro vetusto del cinema mondiale, nonché storico rivale di Monicelli, ovvero Manuel De Oliveira che a dicembre raggiunge il secolo, del quale il regista italiano ha detto al Lido: Per me è una vera ossessione. Non vedo l'ora che scompaia. Non sopporto il fatto che sia più vecchio di me, più bravo di me, più svelto a fare i film e persino più atletico. Lo detesto.