Drammatico

ULTIMO MINUTO

TRAMA

La squadra di calcio è in fondo alla classifica. L’avvocato Ferroni la affida ad un nuovo presidente che, però, lo rileva dai suoi incarichi.

RECENSIONI


La vita è come un campionato di calcio in cui si vince e si perde, ciclicamente. Il futuro è legato al risultato, al modo in cui si muovono le carte a propria disposizione. Il grande Tognazzi (Ferroni) è uno scaltro giocatore di poker: bluffa, usa il prossimo, attacca in contropiede psicologico. E' l'anti-eroe ideale per muoversi in un mare di squali dove, molto spesso, i movimenti di denaro e gli interessi particolaristici hanno la meglio sulla passione calcistica. Alla poetica malinconica di Avati non serviva l'archetipo del vincitore sportivo del cinema americano: retto, bastonato, infine trionfante. Come ogni regista, sa che per dirigere una squadra i cui risultati sono sotto gli occhi del pubblico, ci vogliono una faccia di bronzo (diplomatica e spietata all'occorrenza) ed una dedizione assoluta, spesso ingiusta (Ferroni per il pallone ha trascurato gli affetti). Rammarichi e nostalgie non salvano il campionato all'ultimo minuto: speculare a tutte le passioni che comandano il nostro cuore, anche quella di Ferroni non è cedibile, gestibile, e ha il suo prezzo, una disillusione per ogni sogno regalato. Avati muove a commozione riprendendo l'ultima partita (quella "della vita": per sé, per la squadra, per la figlia) sui volti degli spettatori e vince una scommessa filmando un "tabù" per il nostro cinema, un dramma umano in un ambiente che sul grande schermo non si è mai preso sul serio (L'ARBITRO di Buzzanca, L'ALLENATORE NEL PALLONE di Banfi, il PAULO ROBERTO COTECHINO di Alvaro Vitali, e così via). Fra i camei illustri, anche quelli dei giornalisti Aldo Biscardi e Enrico Mentana.