Drammatico, Recensione

TRE FRATELLI

TRAMA

L’anziano padre contadino, morta la moglie, richiama nel paese natale del Sud i tre figli. Uno giudice, l’altro direttore di un istituto di correzione, l’ultimo operaio a Torino.

RECENSIONI

C’è un abisso fra gli squarci di soave lirismo, che hanno come protagonista la figura dell’anziano contadino nostalgico (della moglie morta, ma non solo), che rappresenta (con la piccola nipote) un mondo “altro” e perduto, e la rappresentazione dell’universo dei tre fratelli del titolo, soggetta (frequente errore del regista) a insostenibili forzature nel momento in cui (guarda caso) sono impegnati su vari fronti “importanti” della società italiana, su cui dissertare politicamente (per il passaggio dal mondo contadino a quello industriale, per il terrorismo, per un’etica perduta). A Rosi manca il lavoro di fino, ha troppa foga di urlare le proprie tesi (pur doverose, condivisibili), s’affida troppo alla retorica oppure, dall’altro lato, al colpo di scena emblematico per “sorprendere” lo spettatore. Il passo lasco non aiuta. Liberamente ispirato a un racconto di Andrej P. Platonov ma per il critico Moravia i ruoli dei tre fratelli richiamano anche I Fratelli Karamazov.

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