Drammatico

TRAITORS

NazioneMarocco/ U.S.A.
Anno Produzione2013
Durata86'
Sceneggiatura
Costumi
  • 67686

TRAMA

La giovane Malika ha bisogno di soldi per girare un video musicale che sarà il biglietto da visita del suo gruppo. Purtroppo, però, per riuscire nel suo intento si rivolge alle persone sbagliate e si trova incastrata in un gioco più grande di lei. .

RECENSIONI


Sean Gullette nasce a Boston ma si trasferisce in Marocco per seguire la moglie. È noto per essere uno storico collaboratore di Darren Aronofsky. Per il suo esordio alla regia sceglie di mostrare le contraddizioni del paese in cui si è stabilito con un’opera che si rivela prima di tutto spiazzante. Comincia infatti come una commedia, resta in un limbo in cui non si capisce bene che strada possa prendere e sfocia poi nel thriller. Fin dai primi fotogrammi si entra in contatto con l’esuberanza di un gruppo di giovanissime che sfoga la propria rabbia nella musica attraverso una band punk rock. I testi delle canzoni, tutt’altro che allusivi, sono molto diretti e critici nei confronti delle istituzioni.


Come spesso accade in quell’età densa di inquietudini che è l’adolescenza le motivazioni che animano le componenti del gruppo sono le  più varie. La più determinata a raggiungere il successo, stanca di continue rinunce e sacrifici, ribelle per natura, è la front girl del gruppo, la vivace Malika. Il suo problema diventa quello di trovare i soldi necessari per pagare lo studio in cui, insieme al resto della band, potrà finalmente registrare il suo primo demo. I vari stratagemmi adottati da Malika restano inizialmente nell’ambito della commedia, prendono inaspettate pieghe drammatiche, ma presto convergono verso l’intrigo poliziesco. Con abilità e ritmo, tenendo a mente il cinema americano di genere, il film vira così verso l’intrattenimento puro.


Certo, alla protagonista finisce per andare tutto troppo bene e tiene testa a una rodata organizzazione criminale con eccessiva facilità, ma il regista riesce comunque a insinuare il perturbante grazie a una tensione costante che allontana con efficace progressione l’incombere della tragedia creandone però i presupposti. Il lieto fine arriva così liberatorio e portatore di un entusiasmo giovanile che cadute nel greve avrebbero forzatamente limitato. Determinante al brio del risultato l’apporto della carismatica Chaimae Ben Acha, occhi vivi e pulsanti, sguardo solo in apparenza duro, in realtà venato di malinconia, e della colonna sonora, che regala energia e vitalità all’azione. Un buon esempio di cinema di genere non fine a se stesso ma capace di immergersi in una realtà locale trasmettendone vitalità e ombre. L’ambientazione a Tangeri, con le sue strade, le case, i locali notturni, il porto, diventa quindi parte integrante del racconto e contribuisce ad ammantarlo di verità.