THE ZERO THEOREM

Titolo OriginaleThe Zero Theorem
NazioneGran Bretagna /U.S.A./ Romania
Anno Produzione2013
Genere
  • 67701
Durata107'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Un eccentrico e solitario genio del computer, afflitto da angoscia esistenziale, lavora a un misterioso progetto che mira a scoprire una volta per sempre il fine dell’esistenza umana, o l’assenza di esso. Ma soltanto nel momento in cui conosce la forza dell’amore e del desiderio riesce a comprendere la ragione autentica del suo essere. (dal sito della Biennale di Venezia)

RECENSIONI


Atto III, girato in 37 giorni e a costo ridotto, di una trilogia che lo unisce a Brazil e L'esercito delle 12 scimmie, The Zero Theorem è un apologo fantascientifico che si interroga, come tutto il cinema di Gilliam, sull'allucinazione ideologica, sui suoi miraggi alienanti, sulle sue spettacolari aberrazioni. Non è questione di genere, ma d'autore: che sia l'arte dello storytelling di Le avventure del Barone di Münchausen, il folclore di I fratelli Grimm e l'incantevole strega, la Paura e il delirio a Las Vegas o gli spettacoli magici di Parnassus, ciò che Gilliam propone è sempre un viaggio critico sull'ottovolante dell'illusione. Qui dispiega nel piccolo il proprio genio scenografico, titilla la meraviglia surreale e ci lascia accomodare sulle deformazioni umoristiche, cerca la satira facile e l'esilarante demenziale, invita a perdersi nel kitsch e nel caos della sua narrazione, regala feticci cinefili e ingolfa il film di scene di possibile culto, racconta di teatri terribili e di un potere sempre subdolo (vedi gli abiti di Matt Damon), ottunde d'invenzioni, mira sempre e comunque al fascino magnetico dello spettacolo. Sino al finale, che è come sempre una crisi, il momento in cui lo spettatore è portato a riflettere su quanto visto, a svegliarsi dall'ipnosi, a farsi attivo nella risoluzione di un enigma, nella rilettura retroattiva delle immagini.


Così questa parabola antimodernista - agganciata alla conteporaneità tramite lo squallore di uomini soli nel virtuale, il trionfo della mercificazione, la ricerca incessante delle particelle di dio – racconta di un individuo, di un nuovo proletario d'oggi e domani, che attende di conoscere il senso della vita. Ma (aggiornando Monty Python – Il senso della vita) quel senso è rinvenibile solo nel sistema capitalistico e tecnologico di cui il protagonista è ingranaggio (sacrificabile): così, quando il protagonista decide di uscire dal sistema, Gilliam dimostra come la materia di cui sono fatte le immagini del desiderio, di un possibile altrove, non sia altro che la materia di cui sono fatte pubblicità e chat erotiche, sogni messi in scena del mercato. Perché non esiste un fuori dalle logiche del capitale, perché anche l'onirismo è puro, mero materialismo. Stupore e clamore visivo su pensiero sociopolitico sempre più tragico, distopia e parodia, forme grottesche e sussulti di lirismo che nascono dal marcio e dal camp: quel che da Gilliam ti aspetti, Gilliam ti dà. Amen.