Drammatico

THE WOODSMAN – IL SEGRETO

Titolo OriginaleThe Woodsman
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2004
Durata87'
Scenografia

TRAMA

Il ritorno di un uomo nella sua città, dopo dodici anni di prigione per pedofilia.

RECENSIONI

Con THE WOODSMAN il cinema indipendente americano torna ad alzare la voce sul tema della pedofilia: dal Sundance, ma senza la supponenza di altri colleghi, l’esordio di Nicole Kassell (un testo teatrale di Stephen Fechter, che collabora alla sceneggiatura) trova il suo assunto nell’assoluta sospensione del giudizio, eliminando le categorie di etica e morale (che entrano dalla finestra solo per bocca dei comprimari) per concentrarsi sul puntuale e minuzioso pedinamento del protagonista. Il rinnovato quotidiano è il terreno su cui germoglia la sua intima linea d’ombra: colpevole di reati agghiaccianti, Walter non è figura positiva ma tirata e sofferta in ogni piega del volto, non si dichiara mai innocente, insegue una resurrezione ma si confronta con la malattia. Se la pellicola adotta sostanzialmente uno schema narrativo, qualche snodo troppo esplicito (i reiterati richiami alla normalità) ed un finale che suona posticcio (nonostante la brevità, paradossalmente, difetta in stringatezza), d’altra parte per la sua totalità esegue uno spartito dolente con equilibrio e coerenza. Dinanzi al grande babau del nostro tempo questa splendida miniatura ripone il ricettario e, al bando ogni morale, prosciuga la pomposità di MYSTIC RIVER regalando una selva di sguardi incrociati degni de L’UMANITA’ di Dumont; giocando con la cultura del sospetto vi imbriglia anche lo spettatore, clamorosamente spiazzato dalla catena degli eventi (vittima o pedofilo?) ed accuratamente depistato con innesti di rara intelligenza (la polizia che sfreccia nel pre-finale). Kevin Bacon, in un ruolo ad alto rischio di antidività, vince la sfida con sé stesso riponendo più navigati colleghi (Sean Penn) in una prestazione di morbosa doppiezza: alle prese con i bambini nei suoi occhi si accende qualcosa, una luce sottilmente maligna (?) che spolvera l’intero castello di carte. Inoltre, tra capo e collo allo spettatore, una delle migliori sequenze che si ricordino nell’ultimo periodo: il lungo incontro al parco tra Walter e la piccola Robin, allestito con perfetti dialogica e rimando di espressioni, poetico e naturale (il paragone bimbi/uccelli), capace di insinuare un groppo alla gola fino all’immancabile commozione.
Un film doloroso dal cuore gelido, che mostra l’innominabile e lo fa nella maniera più crudele: attraverso una rete di impliciti e sottintesi, leggibili solo accuratamente, con la lacrima della consapevolezza ed il tormento interiore dell’esperienza catartica.