Commedia

SCOOP

Titolo OriginaleScoop
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2006
Genere
Durata96'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Ospite di un’amica a Londra, la studentessa americana e aspirante giornalista Sondra Pranski si trova coinvolta in un’indagine decisamente surreale. Durante uno spettacolo del mago Splendini in cui è stata scelta tra il pubblico per un numero di smaterializzazione, le appare il fantasma di un giornalista recentemente scomparso che è appena venuto a conoscenza di una notizia sensazionale: il temibile “killer dei tarocchi” molto probabilmente è Peter Lyman, il giovane rampollo di una famiglia aristocratica. Convinto Splendini a spalleggiarla, Sondra si mette sulle tracce di Peter finendo per infatuarsene.

RECENSIONI

Premessa necessaria: chi scrive ritiene che il talento di Allen sia esaurito da tempo. Il suo ultimo titolo difendibile risale al 1999 (Sweet and Lowdown), da allora il cineasta newyorkese ha sfornato con infallibile regolarità una serie di film meccanici, prodotti in serie, tutti irrimediabilmente brutti e tutti più o meno sopravvalutati. Esemplare il caso di Match Point, film mediocre e accattivante clamorosamente esaltato da critica e pubblico in felice connivenza. Ebbene, Scoop sembra nascere da una costola di Match Point: di nuovo Londra, di nuovo Scarlett Johansson, di nuovo una storia di ambizione, inganni e morte. Sembrerebbe trattarsi di una variazione sul tema. Invece il riferimento più stringente è a Melinda e Melinda e alla sua rigida contrapposizione tra i toni scanzonati della commedia e quelli cupi della tragedia. Ma, diversamente da quello, agli acuti della commedia brillante Scoop contrappone il basso continuo di una detective story dalle venature surreali. E, altra differenza rispetto all’irricevibile Melinda e Melinda, l’alternanza dei registri a lungo andare disegna un percorso sufficientemente armonico. Guidati dall’aldilà dall’aiutante magico Joe Strombel, un ex giornalista talmente caparbio da eludere la sorveglianza della morte per realizzare un articolo sensazionale, Sondra Pranski (Scarlett Johansson) e Sidney Waterman alias Splendini (Woody Allen) si mettono sulle tracce di Peter Lyman (Hugh Jackman), attraente giovane di famiglia aristocratica e probabile “killer dei tarocchi” (questo lo scoop del titolo). Inizialmente l’investigazione della studentessa-giornalista e del mago-prestigiatore sembra soltanto un pretesto per bilanciare l’enorme quantità di battute infilate nel copione, la maggior parte delle quali a vuoto. Il film fatica infatti a ingranare, indovinando una facezia ogni venti (ogni dieci quando vira sul demenziale) e giustapponendo legnosamente le sezioni comiche a quelle investigative. Anche il linguaggio filmico risulta piatto e schematico, non sollevandosi mai da una medietà scoraggiante: oscillando tra campi e piani medi, la misura delle inquadrature si assesta sornionamente sul regime visivo del piano americano (come inquadrare due americani a Londra?). Pare di assistere all’ennesimo, patetico requiem alleniano, insomma. Col passare del tempo però le due parti tendono ad amalgamarsi, il noir prende il sopravvento e ingloba efficacemente il sarcasmo della commedia brillante. Dalla sequenza della panchina (durante la quale Sondra confessa a Peter la sua reale identità) in poi, la fotografia di Remi Adefarasin si illividisce, la tensione cresce e il montaggio alternato, che fino a quel momento appariva un fastidioso espediente ritmico, si mette al servizio della progressione drammatica. Senza le sproporzionate ambizioni di analisi sociale e psicologica di Match Point, l’ultima parte di Scoop si cala umilmente nelle forme del film di genere, sporcandosi le mani con i clichè narrativi e regalando persino alcune perle di regia (il campo lunghissimo nella sequenza del lago, l’incidente di Sidney fuori campo e il primissimo piano incalzante su Peter). Nessuna radiografia dell’ambizione e dell’arrivismo dunque, ma un ingranaggio narrativo che, almeno nella parte conclusiva, funziona decorosamente bene, riscattando la fiacchezza dei minuti precedenti. Osservazione conclusiva per Scarlett Johansson: Black Dahlia e Scoop la ridimensionano ampiamente, dimostrando con chiarezza che l’overacting non fa per lei.

Basta una manciata di minuti per capire da che parti siamo: da una sequenza rubata a Broadway Danny Rose (i colleghi del giornalista trapassato ne rammentano le gesta proprio come facevano gli amici di Danny) si passa a una parodia di Bergman (la nebbia, i morti, La Morte) con echi di Love and Death, per finire in un numero illusionistico un po’ New York Stories, un po’ (di più) versione prosaica di Ombre e Nebbia, agganciarsi subito dopo alle ambientazioni geografico/antropologiche di Match Point e tuffarsi decisamente in un nuovo Misterioso omicidio a Manhattan. Siamo, insomma, dalle ormai usuali parti del pilota automatico, rotta: allen che prende il via da un’idea “originale” (stavolta è l’indagine innescata dal fantasma) per poi inanellare un topos alleniano dopo l’altro [un po’ di Scandinavia (si cita Ibsen), battute sull’ebraismo et cetera], accendere qualche lumicino narrativo interessante ma chiudere tutto in fretta e furia, dimostrando la consueta svogliatezza nel dare consistenza a un intreccio che sì, sarà anche un pre-testo ma che, trattandosi in fondo di un mystery e mancando il –testo, dovrebbe portare un po’ più di rispetto a chi guarda. -(che ci fa la chiave “decisiva” sotto il corno francese? E cosa dire della faciloneria con cui l’assassino progetta e prematuramente archivia l’omicidio di Sondra?)- La fotografia di Remi Adefarasin, lo stesso di Match Point, è meno elegante del solito e anche i tic registici di Allen latitano un po’ (la più evidente eccezione è nel già citato dialogo iniziale tra giornalisti, privo di stacchi campo-controcampo e risolto col tipicamente alleniano ricorso a brevi panoramiche). Woody attore si ritaglia invece la parte di battutista, a tratti spassoso ma complessivamente pretestuoso, dando l’impressione (anch’essa ormai consolidata, qui a un suo esemplare zenith) di un repertorio comico che scorre parallelo alla sceneggiatura, copiato e incollato qua e là a intervalli regolari. Hugh “Wolverine” Jackman è un bel ragazzone e non sfigura mentre la stakanovista Scarlett Johansson conferma le sue doti migliori: bassina, carina, belle tette.

Libero dal suo ultimo contratto americano che prevedeva la realizzazione esclusiva di commedie, Woody Allen alla sua prima prova inglese si sbizzarrì in un ispirato noir di grande successo come Match point. Superata questa fase liberatoria il vecchio Woody è tornato istintivamente alla commedia. Un divertissement che è frutto in primo luogo della necessità fisica del suo autore di scrivere. Ed appare proprio come il risultato di una penna irrefrenabile, spontanea, logorroica e un po’ nevrotica, divertita e divertente. Scoop non tiene in gran conto l’analisi sociale a tutto tondo, i rapporti tra le diverse classi, il confronto tra inglesi e americani. E soprattutto non si cura particolarmente della coerenza del suo lato noir, non almeno nel senso classico: non pone attenzione nel giustificare tutti gli snodi, trascura dettagli che non tornano, lascia permissivamente che alcuni comportamenti non siano verosimili. Perché il giallo è funzionale alla parte comedy, la trama è un pretesto per le battute contagiose e per la simpatia del protagonista.
Nonostante questo non mancano scelte da vera commedia nera, come l’inaspettato finale con idillio infranto ed inatteso incidente mortale, ma anche la scena della barca che richiama direttamente quella di Un posto al sole. La leggerezza del tocco non impedisce poi ad almeno le figure dei due protagonisti di assumere un’identità spiccata e non convenzionale, quella di due cialtroni dalla lingua lunga che si lasciano trasportare negli eventi da un’indole giocosa ed imprudente. Divertenti l’incursione sulla barca della signora con la falce, davvero alleniana, e quella fantasmatica, ormai un vizio del regista.
“Allenizzata” la fortunata Scarlett Johansson, che propone una recitazione nevrotica ed un look poco divistico, il regista sceglie bene anche il protagonista maschile in Hugh Jackman, adatto alla parte e finora utilizzato dal cinema in modo decisamente limitativo. Poi torna a recitare anche Woody, e l’impressione generale è che si diverta persino lui.