Commedia

PAZ!

TRAMA

Bologna, fine anni settanta. In un appartamento convivono senza mai incontrarsi, ma solo sfiorandosi, tre personaggi: Pentothal, Enrico Fiabeschi e Massimo Zanardi, detto Zanna. Dalle quattro di un mattino all’alaba del giorno successivo, le loro storie si intrecciano come mondi paralleli che convivono nello stesso spazio.

RECENSIONI

Il cinema ha spesso tratto ispirazione dal mondo dei fumetti per costruire storie o visualizzare atmosfere, ma si tratta, occorre ricordarlo, di due modi di comunicare diversi. Nel fumetto il tratto del disegno e l'immobilita' dei personaggi lasciano aperto un mondo alla fantasia del lettore. Non e' quindi detto che la trasposizione su pellicola di vignette, riesca a comunicare la stessa sensazione. Il film "Paz!!" si ispira visivamente ai fumetti e ai personaggi di Andrea Pazienza, artista di culto degli anni settanta. Chi non conosce il fumetto, pero', e' tagliato completamente fuori. Davvero difficile, infatti, appassionarsi o provare il benche' minimo interesse per cio' che lo schermo racconta. Sembra di ritrovare i piu' triti luoghi comuni sui fermenti rivoluzionari post-sessantotto: il mondo e' diviso in due, o comunisti o fascisti, la "canna" e il sesso sono il "deus ex machina" di qualsiasi azione, gli ideali politici sono ridotti a slogan privi di sostanza. Probabilmente sara' ANCHE stato cosi', ma l'ennesima riproposizione acritica di un modello ormai ampiamente superato, potra' piacere ai nostalgici, ma non aggiunge davvero nulla di nuovo su un periodo storico invece interessante e carico di stimoli. Anche la messa in scena di Renato De Maria non convince: non basta piazzare un "Galletto", una "Fiat 127", attaccare qualche manifesto, imbrattare i muri e vestire le comparse con l'eschimo, per creare un'atmosfera credibile. Tra l'altro l'utilizzo del digitale non risulta la scelta piu' adatta: alcune sgranature sono veramente brutte e cozzano con lo stile dei fumetti, ruvido nei contenuti ma non nella forma.
Gli attori, a parte il divertente Max Mazzotta (il mantenuto Enrico Fiabeschi), il volenteroso Claudio Santamaria (Pentothal, l'alter-ego di Pazienza) e la sempre brava Iaia Forte, si limitano ad assomigliare ai personaggi di carta da cui derivano. Alcuni caratterristi, poi, sembrano reclutati per strada all'ultimo minuto, con il copione ancora sotto al cappotto. L'assenza di una narrazione, con lo stanco succedersi di urla e rutti, si fa presto sentire e non e' sufficiente il contributo, nelle scelte musicali, di Gino Castaldo per dare ritmo alle vignette affiancate pedissequamente dal regista. Nulla di cio' che si vede, quindi, scalfisce e l'ironia delle intenzioni sfocia in una rappresentazione grottesca di nullo interesse. Probabilmente l'intenzione era di entrare nello spirito dei fumetti di Pazienza riproponendone lo stesso mondo, ma il risultato non va oltre la superficie delle immagini. Come se il libro a fumetti venisse sfogliato velocemente senza soffermarsi a leggerlo.