TRAMA
Lou si innamora di Jackie, un’ambiziosa culturista bisessuale che si allena nella palestra gestita da Lou. Jackie, all’insaputa di entrambe, ha appena trovato lavoro presso il poligono di tiro di proprietà del padre di Lou. Lou e Jackie iniziano a frequentarsi, quando quest’ultima, che intende prendere parte a una manifestazione di bodybuilding a Las Vegas, riceve come regalo degli steroidi da Lou. Da qui nasce una turbolenta storia di sesso, dissidi e violenze familiari.
RECENSIONI
Muscoli tesi, anabolizzanti, sudore e testosterone aggrediscono una palestra nel bel mezzo del nulla. Nel New Mexico. La prima sequenza mostra l’impiegata Lou (Kristen Stewart), androgina e minuta, figlia di un uomo violento e criminale (Ed Harris) con cui non ha più rapporti da anni, inserita in un contesto rude e balordo. Aliena dentro uno spazio fallocentrico e minaccioso. L’incontro inaspettato con la girovaga bodybuilder Jackie (Katy O’Brian), diretta a Los Angeles per partecipare ad un campionato di culturismo, porterà un bel po’ di guai, ma soprattutto una storia d’amore e di sesso (mostrato in tutta la sua ruvida carnalità) travolgente e disperato. Rose Glass, dopo Saint Maud, prosegue il suo racconto su un femminile altro, inquieto e obliquo. Love Lies Bleeding sfida e riscrive le regole del b-movie, tendenzialmente machiste, aggiornandole ad un’estetica indie e queer, piena di eros, sangue, botte, corse nel deserto. È un thriller-action, materico e lisergico, che sconfina nella violenza horror, nella faida familiare, nell’amore saffico e nel sesso come motore che accende desideri e sovverte lo status quo. Glass, tra sangue a ettolitri, liquidi corporei, psichedeliche e catartiche corse notturne tra cieli violacei e scintillanti, sfodera l’armamentario anni ‘80 (il poligono, il brutto ceffo dalla faccia immusonita, la vendetta, il tradimento) per parlare di riscatto, marginalità, ribellione. È un cinema fieramente femminista, militante, sporco (con un pizzico di glamour), compiaciuto che mette al centro i simbolismi del ‘genere’ per scavare dentro l’oscurità, portando alla luce esistenze inceppate, non viste, che si riappropriano dell’identità e del loro posto nel mondo. Sovraeccitato, disinibito, onirico, Love Lies Bleeding, a metà tra Drive e Thelma e Louise, picchia duro e diverte con il suo gusto gore e hard-boiled. I corpi mostrati ed esibiti - delle due protagoniste, delle culturiste in gara, della sorella di Lou (Jena Malone) sfigurata dalle percosse del marito - segnano l’estetica (al neon) e il paradigma dentro cui si muove la regista per mettere in scena la forza desiderante e il riscatto delle sue anti-eroine che, libere da convinzioni e costrizioni, rifuggono la legge del sangue per abbracciare quella della notte e delle stelle.


