Horror

L’ANGELO DEL MALE

Titolo OriginaleBrightburn
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2019
Genere
Durata91'
Sceneggiatura

TRAMA

Una coppia di agricoltori con problemi di fertilità si vede precipitare un neonato dal cielo. Sembra una benedizione, ma il ragazzo alle soglie della pubertà si svelerà essere qualcosa di ben diverso da un dono celeste.

RECENSIONI

Una coppia felice con problemi di fertilità, un’astronave che si schianta di notte, un bambino che sembra un dono piovuto dal cielo; è un quadretto famigliare che si completa, padre agricoltore e madre artista, il piccolo cresciuto come fosse loro figlio. Da qui la storia la conosciamo: con l’arrivo della pubertà il ragazzo manifesterà poteri sovraumani, scoprirà la sua origine aliena e inizierà a indossare maschera e mantello, mettendo alla prova le sue capacità. Un nuovo inizio per l’umanità, l’America ha trovato il suo primo supereroe? Non proprio, perché L’angelo del male – Brightburn non è esattamente Superman. L’origin story sembra essere la stessa, se non fosse che dall’astronave quella notte non è uscito un salvatore ma un piccolo killer sociopatico, una creatura assettata di sangue e mossa da pulsioni oscure, tutte da scoprire. È l’altra faccia del cinecomic, i superpoteri al servizio del grandguignol.
Annunciato come il nuovo progetto horror di James Gunn, poco prima che il regista venisse licenziato (temporaneamente) dalla Disney, Brightburn è un film cresciuto in famiglia Gunn, ideato e prodotto da James, scritto dal fratello Brian e dal cugino Mark, con la regia affidata all’anonimo David Yarovesky. Il soggetto di partenza è tanto semplice quanto efficace: applicare il linguaggio dell’horror al cinecomic permette in termini cinematografici di giocare con una combinazione inedita, sovvertendo dall’interno gli elementi di un genere recente ma già ampiamente codificato. Per questo i presupposti fumettistici di Brightburn funzionano benissimo, dalla classica famiglia del Midwest americano al contesto rurale di una simil-Smallville, dalla venuta aliena del protagonista alla scoperta pre-adolescenziale dei suoi poteri. La pattuglia dei Gunn sa bene che tanto sono fedeli al canone gli assunti di base tanto sarà forte l’effetto straniante suscitato dal ribaltamento di genere. Peccato però che questo rovesciamento non possa essere sufficiente in un film così privo di vita e sostanza, pavido e contratto sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo. Brightburn soffre di una drammatica assenza di contenuto, come fosse un corto dilatato a lungometraggio o un primo atto ipertrofico privo di sviluppo e risoluzione. Sicuramente la scelta è dovuta, almeno in parte, a questioni di budget, però questo non basta a giustificare un film impantanato in una lenta introduzione che non può sostenere da sola il racconto; Brightburn si limita a mettere in scena la sua origin story ribaltata senza capire che se la storia si spinge solo fino alla scoperta dei poteri e alla nascita del personaggio il blando accostamento di supereroi e atmosfera horror non sarà sufficiente a evitare che per gran parte del tempo il film si limiti a essere l’ennesimo evil kid movie, racconto soprannaturale condito di jump scares ed eventi pilotati in cui l’arrivo della pubertà coincide con l’emergere di poteri-dannazioni-possessioni varie. Solo la parte finale del film integra realmente la componente supereroica nel tessuto dell’horror però è troppo poco e troppo tardi, specie considerata la timidezza con cui Yarovesky e famiglia Gunn trattano la materia orrorifica, depotenziata di ogni elemento disturbante e appiattita su deboli soluzioni visive e sonore. In particolare ad andare sprecato è il fertile accostamento tra l’emergere puberale degli istinti sessuali e le potenzialità di una mente malata dotata di superpoteri; il collegamento lo suggerisce il film stesso, con una scena notturna tra il protagonista e la sua compagna di classe che è esemplare del potenziale sprecato che permea tutta l’operazione. Nel corso del racconto emergono alcune intuizioni, poche, ma l’intento generale sembra essere quello di evitare accuratamente ogni deviazione dalla norma, ogni soluzione troppo rischiosa, ogni elemento che sia autenticamente gore e destabilizzante. Non serve scomodare l’entusiasmante lungimiranza di Chronicle o l’energia eversiva del passato Troma di James Gunn per notare l’inerzia di Brightburn, deludente come solo le occasioni sprecate sanno essere.