Thriller

LA FREDDA LUCE DEL GIORNO

TRAMA

L’americano Will Shaw raggiunge i familiari in Spagna, dove il padre organizza eventi. Per un contrattempo deve allontanarsi dalla barca che li ospita ma al suo ritorno non trova più nessuno. Scoprirà che qualcuno ha rapito la sua famiglia e verità inattese sul conto di suo padre.

RECENSIONI

Bisognerebbe avere uno sguardo davvero vergine per poter apprezzare, o anche solo intrattenersi, con l'opera del francese Mabrouk El Mechri in trasferta americana. Difficile quando il genere è "uomo solo contro tutti in terra straniera", uno dei più gettonati dal cinema proprio per l'efficace straniamento geografico e culturale alla base del soggetto, con il protagonista che deve reinventarsi e contare solo sulla sua intraprendenza per trovare qualcuno, di solito un familiare, sparito nel nulla senza ragioni apparenti. Il copione prevede inganni dietro ogni angolo, cambi di prospettiva, colpi di scena, complicità inaspettate e azione a più non posso. Il modello inarrivabile è Frantic di Roman Polanski, ma il risultato è più vicino al roboante Io vi troverò di Pierre Morel.

Le premesse, data l'inevitabile assenza di originalità, non sono propriamente irresistibili, ma potrebbero rivelarsi ugualmente piacevoli nella declinazione in terra madrilena: protagonista bello ma non vincente al posto sbagliato nel momento sbagliato, rapporti familiari conflittuali, atmosfera latina. È però sufficiente che i presupposti si esauriscano e il racconto entri nel vivo che il film si sgonfia. Paradossale che tutto ciò coincida proprio con un'azione adrenalinica e un ritmo sempre più travolgente, ma il problema è quello di tante produzioni affini: non è sufficiente girare con professionalità, costruendo sequenze al limite del virtuosismo tecnico, il coinvolgimento deriva dalla presenza di personaggi in cui credere, anche solo per il minutaggio limitato del film, quindi caratteri a cui cedere, ovvietà da aggirare, situazioni in grado di insinuare il perturbante.

Nel film di Mabrouk El Mechri, invece, l'ordinarietà del protagonista vacilla presto e alle ennesime cadute al suolo da altezze vertiginose senza conseguenze, e pallottole che anche se centrano il bersaglio non lasciano strascichi, l'empatia diventa un miraggio lontano. Sì, perché l'invulnerabilità dei buoni trova giustificazione solo nella necessità di far proseguire la carambola. Non aiutano gli snodi di sceneggiatura a base di terroristi, uomini dalla doppia vita, ribaltamenti nei servizi segreti e parentele inaspettate. Un accumulo pretestuoso e dalle fragili impalcature narrative. Per chiarire il concetto, un qualsiasi episodio della serie televisiva "24" contiene più colpi di scena, più effervescenti e più credibili. L'ambientazione spagnola dona quel tocco esotico che accentua la spettacolarità, ma resta una cornice, a volte anche vittima del solito occhio straniero non immune dagli stereotipi (le forze dell’ordine che giocano a carte, sarebbe mai successo in una stazione di polizia americana?).

Probabilmente nemmeno un po' di ironia, completamente assente, avrebbe mitigato l'anonimato della confezione, perché anche di sopra le righe sdrammatizzati dalla consapevolezza ne abbiamo visti fin troppi. Certo, magari qualche tocco graffiante avrebbe almeno reso accettabile un plot che vola basso basso e sembra costruito appositamente per il direct-to-video. Il pacchetto vacanza include anche il passaggio di testimone da una star, se non in declino comunque in stand-by (Bruce Willis), a una in ascesa (il richiestissimo Henry Cavill, già Teseo in Immortals e futuro Superman), oltre alla sempre carismatica Sigourney Weaver, vittima però di una cattiva unicamente algida. Il titolo italiano lascia trasparire un approccio introspettivo invece completamente assente ed è la traduzione letterale di quello originale "The Cold Light of Day", locuziona ideomatica che sta per "a mente fredda", status che la contingenza bruciante impedisce al protagonista.