Commedia, Fantascienza

LA FINE DEL MONDO (2013)

Titolo OriginaleThe World's End
NazioneGran Bretagna/ Francia
Anno Produzione2013
Durata109'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Gary King riunisce i suoi vecchi compagni di college per ritentare un’impresa notturna di vent’anni prima non andata a buon fine: un tour alcolico in dodici pub. La tappa conclusiva è quella di bere l’ultima pinta nel The World’s End (La fine del mondo). Un nome che ben presto si rivelerà molto più che realistico…

RECENSIONI

Che cosa accomuna l'apatico Shaun (L’alba dei morti dementi), il compulsivo Nicholas (Hot Fuzz) e il megalomane Gary 'The' King (La fine del mondo)?
Un netto rifiuto del presente, nelle sue dinamiche conformanti, ripetitive e a dir poco scontate, una gabbia che solo il deragliamento schizofrenico dentro il Cinema, può rompere, liberando la radice del problema e materializzandola nell'assurdità di un immaginario di genere (sia un horror zombie, un action movie o uno sci-fi) che viene letteralmente bevuto come una fresca pinta di Ale, perché riconoscibile, cinefila replica non-sense, prodotto di consumo e gusto liberatorio. Un cornetto.
Si fa presto a comprendere quanto l'apocalisse alcolica alla The body snatcher sia nientemeno che lo stesso passato di Gary nella sua copia presente, indifferente, verso cui lo stesso protagonista deve fare i conti..
Perché il vero robot (schiavo), dalla selective memory è proprio lui, incapace di mettere in atto quella libertà cavalleresca tanto canzonata, ostinato come non mai a portare a termine la sua queste e, caschi il mondo (letteralmente), ci deve riuscire.
I dodici pub e le sue gesta all'interno, replica e completamento fantasy di quanto accaduto 23 anni prima (The World's end è a tutti gli effetti LA sbronza definitiva),  porteranno il Re Gary a riattualizzare il discorso ancora aperto con la sua giovinezza, senza chissà quale morale o rieducazione di fondo. "This civilization was founded on fuck ups!" Le labbra di un ubriaco hanno saggezza da vendere. L'importante è la libertà di poter fare quello che uno vuole, se poi il mondo dovesse finire' let's boo boo!

Con La fine del mondo (l'inutile traduzione urla ancora vendetta) Edgar Wright completa la Trilogia del Cornetto, un espediente promozionale che vede il duo Nick Frost e Simon Pegg, prendersi una pausa dal tran tran generale dell’azione e mangiarsi per l'appunto un cornetto il cui colore cambia a seconda del genere di riferimento (dal rosso sangue di Shaun of the Dead al verde alieno di The World's End, passando per l'azzurro in Hot Fuzz).
Tralasciando questa autoironica scelta di marketing, quello che resta è uno sguardo più coerente, capace di far deflagrare i vari modelli di partenza con un vortice visivo e verbale quasi sintomatico, di amore per il cinema di delirante compulsività che sbriciola il referente (anche figurativamente), ma, quasi si trattasse di una calamita, lo riabbraccia (nei tre finali vi è una nuova e necessaria immersione dentro l'immaginario fin lì preso a calci).
Tutto questo ridendo, e non è cosa da poco.