Poliziesco

JAIL BAIT

Titolo OriginaleJail Bait
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1955
Durata70'

TRAMA

Il figlio di un noto chirurgo plastico si caccia nei guai frequentando un malvivente, che lo coinvolge in una rapina e in un omicidio.

RECENSIONI

La simpatia per Ed Wood jr. regge quando, con la sua totale inettitudine, "Il peggiore regista del mondo" si (e ci) mette alla prova in generi temerari o dai soggetti stravaganti (Plan 9 from Outer Space, Glen or Glenda). Qui fa il verso ai noir polizieschi allora di moda, entra nell’arena per un confronto diretto che, ovviamente, lo stende al primo round. Non si sa se ridere o piangere di fronte ad errori grossolani e passaggi (involontariamente) balordi che abitano lo script più piatto e di maniera che si possa immaginare. Un regista mediocre si sarebbe salvato in corner scimmiottando e/o copiando le opere altrui: il "genio" di Wood rifiuta tali scorciatoie, esige l’atto creativo autoctono, per quanto scadente, e genera scene come quella in cui la macchina dei malviventi semina la polizia (assurda: vedere per credere), quella in cui il cadavere si regge in piedi dietro la tendina di uno sgabuzzino minuscolo, quella con il "trucco" della pistola che fuma dopo aver sparato il colpo (un incendio!) o quella con le reiterate e ridicole convulsioni del capoccia del morente. Il tutto condito da dialoghi talmente balordi che non si crede alle proprie orecchie. Anche il commento sonoro è involontariamente ridicolo: un’allucinante chitarra che imita un mandolino. Immancabile, in Wood jr., la sezione erotica: riprende dal vivo uno spogliarello (lunghissimo: tutto fa brodo) al Follies Theater. Assodato (Tim Burton docet) che non c’è dolo né sciatteria nella sua incompetenza (ci è, non ci fa), non resta che giudicare il racconto in sé, schematico e inerte, incapace di gestire gli stereotipi (il colpo di scena finale è telefonatissimo): l’oligofrenia non dovrebbe avere almeno il valore aggiunto dell’imprevisto? Vada il gusto per l’orrido, ma non esageriamo. Nel cast, oltre alla sua compagna Dolores Fuller, il futuro Maciste nostrano Steve Reeves.