Drammatico

IN UN POSTO BELLISSIMO

TRAMA

Lucia ha un marito che la ama, un figlio, un lavoro piacevole. Ovviamente, le cose sono molto più complicate di così.

RECENSIONI

Seconda regia di Giorgia Cecere (Il primo incarico), In un posto bellissimo traccia fin dal titolo un orizzonte irreale, quasi metafisico per la sua placida e inquieta protagonista (come nel film precedente, la trepida Isabella Ragonese), sospesa tra l'incanto di una perfezione cristallizzata (e idealizzata) e il desiderio di fuga verso un altrove nebuloso e apparentemente irraggiungibile. L'incontro con un giovane migrante, esperienza appena sfiorata, fatta di diffidenze reciproche, malintesi e rimpianti, funge da catalizzatore per le scelte della protagonista, che acquistando una consapevolezza sempre più radicata dei segreti e delle bugie che caratterizzano la sua esistenza, finirà per mettere tutto in discussione, trovando la forza di cambiare non lo scenario, ma il proprio approccio al quotidiano. Materia densa e delicatissima, che la regista tratta dosando con mano spesso felice ellissi, sottintesi, divagazioni, replicando nel racconto l'inconcludenza e insieme la tenacia di Lucia. Purtroppo, la scrittura non è all'altezza dello sguardo: i personaggi suonano ingessati nelle loro parole e più ancora nei loro telefonatissimi silenzi, ostaggi di contrasti emblematici (centro/periferia, città/campagna, passato/presente) che guardano a Mike Leigh ma approdano dalle parti di Muccino o, al massimo, del più recente Ken Loach. Non aiuta la recitazione svogliata delle parti di fianco, fra cui un bolso Paolo Sassanelli e un bambino (Michele Griffo) che ci ricorda come sia di fatto impossibile assistere oggi, in un film italiano, alla prova di un giovane attore che non sembri evaso da una fiction Raiset e che non presenti un campionario di difetti di pronuncia tali da rendere, di fatto, inintelligibili le sue battute. Davanti a simili limiti, il fatto che la conclusione viri in gloria, celebrando con scarsa misura la rinnovata ansia di vivere di Lucia, sembra davvero il minore dei mali.