Drammatico

IL PASSO SOSPESO DELLA CICOGNA

Titolo OriginaleTo meteoro vima tou pelargou
NazioneFrancia/Italia/Grecia/Svizzera
Anno Produzione1991
Durata143'
Scenografia

TRAMA

Grecia, 1990. Un noto politico sparisce e un giornalista televisiva ne segue le tracce fino ad arrivare ai confini con l’Albania…

RECENSIONI


Vedere Il passo sospeso della cicogna oggi, è come riappropriarsi di un'immagine proveniente da un territorio lontano storicamente e confuso idealmente. Se nello sviluppo della trilogia degli anni Settanta (I giorni del '36, La recita, I cacciatori) il regista si concentra sulla Storia «degli ultimi quarant'anni», nei film successivi la piccola storia agisce in rapporto con la Grande Storia (già ne I cacciatori) mettendo in discussione la concezione del decorso storico non più concepito attraverso la forma classica del divenire ma come un arresto, una sospensione, un eterno presente bloccato dall'immobilità borghese. Il passo sospeso della cicogna è un film dove non succede nulla, nulla rimane attivo, il tempo della narrazione sembra più lungo di quello reale, tutte le azioni vengono compiute con grande fatica; Angelopoulos costruisce e mostra l'impossibilità di una rivoluzione in Grecia (sono quelli che partono a cantare la rivoluzione) e un vuoto politico insanabile in cui è lo stesso Stato ad arrestare la propria Storia per entrare in quell'immobilità diffusa che caratterizza l'Europa dal crollo del muro di Berlino del 1989. Angelopoulos non vuole raccontare la Grecia delle locandine turistiche ma si dirige verso l'estremo nord, ai limiti con l'Albania, nei paesi spezzati da una frontiera visibile, una riga sul terreno che oltrepassata può sancire la morte. «Se faccio un passo sono altrove... oppure sono morto» dice il Colonnello all'inizio del film. La Grecia di Angelopoulos non è il paese del sole, ma la provincia povera, secca e dura, lontana dai templi ma anche dai palazzi del potere, dove la Storia non si fa ma solamente si subisce.


Il regista parla di un secolo che sta arrivando alla fine - «vi immaginereste mai se oggi fosse il 31 Dicembre 1999?» si chiede il politico interpretato da Marcello Mastroianni, che si è allontanato dalla famiglia e dalla vita pubblica per vivere letteralmente ai margini - e la sua insistenza sul concetto di frontiera lo porta a rassegnarsi di fronte all'arresto di un percorso storico caratterizzato da un divenire cronologico verticale - che porterebbe, secondo un'interpretazione marxista, a un inevitabile ricambio della classe dominante. Di conseguenza, cristallizzando e parcellizzando i confini, a trionfare sarà una concezione borghese della Storia “orizzontale” in quanto può caratterizzarsi solamente attraverso una delimitazione spaziale. Paradigmatica in questo senso la sequenza del matrimonio celebrato sul fiume, che nel momento in cui unisce, sancisce anche una definitiva separazione: il rito stesso non ha più valore, perché è inscritto anch'esso nell'immobilità politica, sociale, storica e anche intima di un Paese che non accetta altre razze e altre culture, preparandosi di lì a poco alla violenza delle guerre balcaniche negli anni Novanta.