Avventura, Fantascienza

HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE 1

TRAMA

Riluttante, in cambio della promessa di liberare Peeta, Katniss accetta di essere l’icona della rivolta dei ribelli ma Peeta, nel frattempo, si fa portavoce del cessate il fuoco del presidente Snow.

RECENSIONI

Manipolazione
Nuovo cambio alla sceneggiatura, stesso regista del secondo episodio, definitivo abbandono della figuratività da reality per abbracciare la contro-propaganda dei ribelli che, alla ricerca della spontaneità dell’eroina, le affianca una troupe per immagazzinarne la carica eversiva. Curioso sottotesto estetico in progress per la saga: da un primo capitolo dove la tirannia si manteneva tale inebetendo con la realtà virtuale della televisione di plastica, passando per hunger games dove si palesava il Truman Show, si approda alla realtà svelata, dove il kitsch non è più di casa (vedere il cambio del personaggio di Stanley Tucci). Perché non è più un gioco, è guerra totale dove il male non si procura più in forma vicaria con regole inumane da gioco di ruolo ma manipolando le menti e bombardando i detrattori. In questa puntata, dolorosa dalle prime battute (“Vorrei che fossimo tutti morti”) ci sono cumuli di cadaveri, rivelazioni velenose, esecuzioni sommarie, contropartite dei “buoni” che, per quanto mossi da migliori intenzioni, non si esimano dallo sfruttare tecniche persuasive propagandistiche per fare breccia (l’intelligente sceneggiatura, la migliore finora, sottolinea in ogni dove la Manipolazione), trappole, martiri, scene di panico, lavaggi del cervello e tormenti di una protagonista che, ancora, non si assume la responsabilità sociale (sintomatico che lo stratega di Philip Seymour Hoffman invochi la sua “rabbia”, in un capitolo cupo) preferendole quella a lei più contingente (la figura di Peeta, chi lo interpreta e le ragioni che la legano a Katniss restano il tallone di achille della serie: tardive le rivelazioni sul cuore innamorato e attratto dalla sofferenza dell’eroina). La moda mercantile di dividere in due l’ultimo capitolo letterario è ovviata da una scrittura non innacquata e accorata nei passi rivoltosi che si identificano con la Giustizia della Ghirlandaia.