TRAMA
I genitori di Guendalina stanno divorziando; s’innamora del giovane Oberdan a Viareggio, dove sta trascorrendo le vacanze.
RECENSIONI
La prima inquadratura voyeuristica di Alberto Lattuada, sulle gambe delle adolescenti in bicicletta, è già un programma: la sua scoperta, l'acerba Jacqueline Sassard, indossa un costume in due pezzi, con magliette e tutine attillate. Il regista, però, sa anche di dover rappresentare l’innocenza e la sfrontatezza di un’età in fiore, da cui la tipica ambiguità del suo sguardo, anche diviso fra piglio critico e accondiscendente sull’infedeltà maschile, nel momento in cui Guendalina giustifica le "scappatelle" del padre mentre Lattuada resta in bilico fra presa d’atto di una normalità e rimprovero; allo stesso modo, il regista suggerisce sottilmente che sia Guendalina a scatenare il desiderio in Oberdan “costringendolo” a rimediare una prostituta. In ogni modo, il disegno di Guendalina è memorabile: una giovane segnata dalla mancanza della figura paterna, smorfiosa, viziata e capricciosa ma capace, dietro questa mera maschera, di sorprendenti slanci di dolcezza, ad esempio quando bacia Oberdan sul tetto della corriera (è anche un amore inter-classe). Oggi può sembrare datato vedere dei giovani così spensierati (a volte, però, i moti di gioia e i sorrisi sono forzati), poco precoci, che al sesso (soprattutto lei) paiono non pensarci mai; a maggior ragione dovrebbe colpire positivamente l'azzardo di Lattuada che, sulla scia di Quella Certa Età di Claude Autant-Lara, rende esplicito un tabù di allora. Finale sul treno topico quanto commovente. Il soggetto è di Valerio Zurlini, che avrebbe voluto dirigerlo.


