Criminale

GANGSTER STORY

Titolo OriginaleBonnie & Clyde
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1967
Genere
Durata111’

TRAMA

Texas, 1933, durante la Grande Depressione: s’incontrano Clyde Barrow, rubagalline impotente e Bonnie Parker, annoiata cameriera. Decidono di rapinare banche insieme.

RECENSIONI

L’infrangere la Legge come fuga dalla routine, ribellione alla crisi economica, ricerca della notorietà e della felicità in quello che è visto come un grande gioco dove contano gli affetti e le amicizie. Bonnie e Clyde sono guardati con occhio affettuoso nelle debolezze, ingenuità o superficialità: diventano figure mitiche solo da questo punto di vista, mentre la loro eco “storica” viene smantellata. Un’opera che dà il La alla Nuova Hollywood (per fare un raffronto con la “vecchia”, vedere La Sanguinaria) nella decostruzione provocatoria e nel modernismo degli hippy contro il Sistema: lo spirito è scanzonato, i caratteri sono buffi (Michael J. Pollard è una forza), l’agire umano è analizzato con tenero sarcasmo. Il “serioso” è il vero nemico che porta, con sadismo, la morte. Probabilmente molti di questi elementi erano già presenti nello script di Robert Benton e David Newman, amanti della nouvelle vague, di Jules e Jim (Penn, con l’aiuto di Robert Towne, trasforma la bisessualità con ménage a trois di Clyde in impotenza), che avevano offerto il loro lavoro a Truffaut e Godard. Subentrato Penn, s’appropria, con modifiche, di tutto, scrivendo con la macchina da presa ed il montaggio, prescindendo dagli attori e dalla sceneggiatura. Il suo stile è inaudito: congiunge la spensieratezza colma di significati e dettagli con una tragedia con violenza figurativa ed ambiguità morale che all’epoca fece scalpore. Aderisce alla realtà e se ne disgiunge continuamente con un ritmo sussultorio, fuori dal Tempo, lontano dal naturalismo, dove sono i vuoti degli stacchi di montaggio e le sue improvvise accelerazioni a contenere i significati, mentre la finzione che mostra se stessa non è operazione di straniamento brechtiano, ma forma meta-espressiva che sta nel racconto e ne potenzia le emozioni, atta a rivelare la sproporzione fra il “gioco” messo in atto dai protagonisti e la risposta sanguinaria delle Istituzioni. È da antologia, ad esempio, lo sguardo di un decimo di secondo che si scambiano nel finale i due protagonisti, lì c’è davvero tutto il film che, comunque, è passato alla storia anche per le tecniche di ripresa del massacro in chiusura, ripreso da 4 camere con obiettivi e velocità differenti per “Far vedere cosa significava essere colpiti da un proiettile”. Esordio di Gene Wilder come attore e di Warren Beatty (che Penn aveva già diretto in Mickey One) come produttore.