FOUR ROOMS

Titolo OriginaleFour Rooms
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1995
Genere
  • 67537
Durata105’

TRAMA

Suite Luna di Miele: L’ingrediente mancante. Sei streghe si riuniscono per far “risorgere” un’amica vergine: il povero fattorino deve fornire lo sperma./ Stanza 404: L’uomo sbagliato. Il fattorino è coinvolto in un gioco sadomaso fra moglie e marito./ Stanza 300: I monelli. I genitori lasciano in stanza i due figli, sotto la svogliata tutela del fattorino./ Penthouse: L’uomo di Hollywood. Il fattorino viene coinvolto nella macabra scommessa fra un regista di Hollywood ed i suoi amici.

RECENSIONI

 Il produttore esecutivo Quentin Tarantino riunisce tre registi indipendenti, chiede a Chuck Jones di curare i titoli di testa animati in stile Pantera Rosa (diretti però da Bob Kurtz, perché Jones aveva un contratto in esclusiva con la Warner Bros) e dirige, oltre all'ultimo episodio, anche quello di raccordo con Marisa Tomei (in cui mostra divertito un party al femminile, fra crac e videogiochi). L’idea è di raccontare gli ospiti di un albergo nella notte di Capodanno, con Tim Roth che fa da anello di congiunzione nella parte di un povero fattorino cui ne capitano di tutti i colori: la sua recitazione comica, paragonata da Tarantino a quella di Jerry Lewis (Il Ragazzo Tuttofare, prontamente citato nel suo episodio), ricorda molto anche quella di Rowan Atkinson – Mr. Bean. Una sorta di "continuity" s’è tentata anche in sede di stesura dei differenti episodi, con il personaggio di Jennifer Beals che compare sia nel secondo sia nel quarto, ed eventi del secondo che sono spiegati nel terzo (la telefonata dei bambini). Gli episodi diretti da Allison Anders e Alexander Rockwell, giocati meramente sul sesso, sono mediocri, ma gli amici per la pelle Rodriguez e Tarantino non deludono .

Suite Luna di Miele: L'ingrediente mancante di Allison Anders.   Una buffonata fantastica con streghe, effetti da cartoon (tanto di “traveggole” animate e siparietti con cuoricini) ed un umorismo sessuale becero. Starebbe bene all'interno di Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio con Lino Banfi. Il finale lascia proprio a bocca asciutta. L’episodio peggiore. 

Stanza 404: L'uomo sbagliato di Alexander Rockwell.    Rockwell ama muovere la macchina da presa ma il risultato resta comunque dimesso perché sprovvisto di senso del ritmo. Anche l’umorismo passa con troppa disinvoltura dal sarcasmo feroce alla boutade grossolana e convenzionale. Qualche invenzione gustosa c’è, ma l’episodio rischia di essere ricordato solo per l’elenco sciorinato dalla (vera) consorte Jennifer Beals di tutti i sinonimi di "pene". Meglio rivedere Luna di Fiele di Polanski. 

Stanza 300: I monelli di Robert Rodriguez.   Grande montaggio, un’invidiabile inventiva macabra, un’ottima direzione dei due bambini (ma anche Banderas, nel ruolo di duro “cavallo di razza” spagnolo, per una volta è convincente). È l’episodio migliore, diverte con un’intelligente vena farsesca (da citare le trovate del mentolato sulle palpebre e della puzza di piedi), tiene sul chi vive, s’ammira per il talentuoso decoupage in cui Rodriguez insiste sui Primi Piani deformanti fino al grottesco e possiede un ottimo crescendo che esplode nell'irresistibile grand guignol finale. La musa di Rodriguez, Salma Hayek, appare sexy in Tv. 

Penthouse: L'uomo di Hollywood di Quentin Tarantino. . ..    Tipico atto tarantiniano (meno raffinato del solito, però, a livello di sceneggiatura), citazionista e allegramente macabro, dove viene canzonato l’opulento mondo hollywoodiano: Quentin impersona un nevrotico regista di successo che vuole ri-mettere in scena la scommessa (che un accendino non faccia la fiamma per dieci volte di seguito) dell’episodio “L’uomo di Rio”, con Peter Lorre e Steve McQueen, della serie Alfred Hitchcock presenta. Posta in palio: un dito mignolo e una macchina. Inizio logorroico che passa la palla, inaspettatamente, a scene sanguinolente montate con il genio della scena della siringa su Uma Thurman in Pulp Fiction Tipico atto tarantiniano (meno raffinato del solito, però, a livello di sceneggiatura), citazionista e allegramente macabro, dove viene canzonato l’opulento mondo hollywoodiano: Quentin impersona un nevrotico regista di successo che vuole ri-mettere in scena la scommessa (che un accendino non faccia la fiamma per dieci volte di seguito) dell’episodio “L’uomo di Rio”, con Peter Lorre e Steve McQueen, della serie Alfred Hitchcock presenta. Posta in palio: un dito mignolo e una macchina. Inizio logorroico che finisce senza preavvisi nel sangue, con un eccellente lavoro di montaggio che ricorda quello della siringa su Uma Thurman in PULP FICTION.   .