Commedia

FEBBRE DA CAVALLO

TRAMA

Peripezie di tre incalliti frequentatori di ippodromo: Mandrake, Er Pomata e Felice, morti di fame intrallazzoni che racimolano i soldi per scommettere ai cavalli e tentano il “colpo” truccando una corsa.

RECENSIONI

La sceneggiatura originale di Massimo Patrizi, intesa come dramma di denuncia di una dipendenza, fu rivista in chiave comica anche dal figlio di Steno, Enrico Vanzina, per un film che, con il tempo (l’uscita in sala, a quasi un anno di distanza da quando venne girato, non fu di gran richiamo), è diventato di culto per molte generazioni grazie ai passaggi televisivi, nonché un punto di riferimento auto-satirico per i numerosi scommettitori sulle corse di cavalli. La nomea supera i meriti: interpreti strepitosi, macchiette cucite addosso altrettanto, qualche gag divertente (più nella seconda che nella prima parte), ma l’andazzo è quello da commedia all’italiana usa-e-getta, affidata più alla verve degli attori e alla loro improvvisazione che a una sceneggiatura con una qualche inventiva, non per niente il ritmo è fiacco. Perfetta la descrizione di chi gioca ai cavalli da parte di Mandrake in tribunale (con il giudice di Adolfo Celi). Le scene alle corse sono girate nell’ippodromo di Tor di Valle di Roma.