Drammatico

DETACHMENT

TRAMA

Henry Barthes è un supplente che viene assunto in un liceo americano dove, tra studenti e insegnanti, regna la disillusione più totale .

RECENSIONI


Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento.
A. Camus

Henry Barthes è un supplente, “il miglior supplente tra gli insegnanti disoccupati”. A lui e ai suoi colleghi spetta il difficile e spesso amaro compito di rappresentare la boa di salvataggio per i  giovani alunni, ragazzi e ragazze allo sbando, annoiati e delusi, gonfi d'odio e risentimento, violenti eppure deboli e abbandonati a loro stessi. Tony Kaye ritorna, dopo American History X, al tema dell'istruzione, della formazione e dell'educazione alla vita, mettendo in scena una parabola che vuole fare il punto sul mondo della scuola, sul limbo alienante dell'educazione americana intesa come cellula madre in crisi, piattaforma in completo disequilibrio sulla quale si poggia l'intera società, organismo complesso e stratificato nel quale tutti prima o poi si trovano a confluire per diventare tasselli anonimi di un unico muro.

“Fondato sul principio d'autorità […] il mio mandato non poteva essere confermato né smentito da alcunché: al sicuro, sigillato, esso rimaneva in me ma mi apparteneva così poco che non avevo mai potuto, sia pure per un momento, metterlo in dubbio, che ero incapace di dissolverlo o di assimilarlo.
J.P. Sartre

Gli educatori, sebbene non tutti sospinti da una incrollabile vocazione, si trovano a dover scontare di rimando l'alienazione degli studenti, trasformandosi da precettori a veri e propri bersagli sui quali scagliare ogni forma di odio. Henry dal canto suo è una staffetta, non può curare l'anima di nessuno, perché la sua è sospesa dall'infanzia; accompagna i suoi allievi temporanei per qualche mese in attesa che il collega di ruolo torni al proprio posto o venga nominato.
E' grazie al distacco disincantato e impenetrabile con cui si presenta Henry ai ragazzi che  paradossalmente si crea un varco ed un'apertura che prelude ad una possibilità di dialogo. Questo distacco definisce una forma di consapevolezza lucida nei confronti del dolore altrui, quella stessa consapevolezza che offre l'opportunità al nostro protagonista di vedere e cogliere le situazioni e le cose per come realmente sono, dettagli chiave di un ritratto di un'umanità disorientata e disgregata, letteralmente a pezzi.


Tutto è pieno, esistenza dappertutto, densa e pesante e dolce. Ma al di là di tutta questa dolcezza, inaccessibile, vicinissimo, e, ahimè, così lontano, giovane, spietato e sereno c'è... questo rigore.
 
J.P. Sartre

Henry insegna in classe il principio di assimilazione ubiqua, farsi attraversare in ogni dove da ciò che ci circonda, coglierne la fragile tenerezza e percepire il persistente dolore del mondo, farsi filtro neutro dell'umanità, annullare se stessi e riscoprirsi esattamente in ciò che ci passa attraverso. Esistenza contro esistenza. In questa oscillazione tra presenza/assenza, in questo gioco continuo di riflessi tra essere e non essere, si ripresentano per il protagonista echi mai sopiti, memorie interdette, ricordi frammentari di un passato personale dal quale è stato separato, allontanato e distaccato in tenera età.
Il distacco, funzionale nel microcosmo scuola, prende vita proprio da questo rimosso personale: una porta chiusa a chiave dalla madre per proteggere il figlio mentre lei presumibilmente subisce la violenza del proprio padre, impedisce la deflagrazione del dramma, lasciando a covare in potenza nel piccolo Henry pensieri di cui non avrà mai la certezza (il nonno anziano e malato, ricoverato in clinica, del resto non riesce a scrivere niente del proprio passato, non è in grado di riprendere quei momenti e tramandarli al nipote che attende in vano di poter dare alle sue idee lo statuto di oggettività che da solo non è in grado di formulare). Henry è stato assente al proprio passato, ha mancato il dramma, e ora ne accusa il vuoto, incapace di espiare qualcosa che non gli appartiene perché celato tra le pieghe di un ricordo inesistente o comunque troppo parziale per essere del tutto reale.
Ma il processo di distaccamento da sé può dimostrarsi reversibile: se dall'imperturbabilità come forma di sospensione di giudizio può derivare una più profonda consapevolezza e conoscenza, così da questa contaminazione tra esistenze può germogliare la speranza di un contatto rinnovato e  fecondo. Meredith e Erica sono le due nuove forme di riavvicinamento alla comprensione, le uniche due persone che riescono attraverso il loro distacco dal mondo (per Erica il territorio della separazione da sé è il proprio corpo, mentre per Meredith è l'obbiettivo della macchina fotografica) e al magnetismo della loro vulnerabilità, a rimettere in contatto Henry col proprio passato e a riallacciare il discorso interrotto col proprio dolore nascosto. Tony Kaye sviluppa questa riappropriazione e  riavvicinamento progressivo all'io del protagonista anche a livello stilistico, iniziando con una carrellata in bianco e nero da documentario sulle dichiarazioni di alcuni insegnanti (formula per rimarcare il distacco dai fatti narrati) e proseguendo con un uso sempre più coinvolgente dei colori che rivisitano la storia sotto una nuova luce di speranza e di ritrovato desiderio di vivere.

Mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo
A. Camus