Apple Tv+, Horror, Recensione

BRING HER BACK

Nazione Australia
Anno Produzione2025
Genere
Durata104'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Un fratello e una sorella scoprono un terrificante rituale nella casa isolata della loro nuova madre adottiva.

RECENSIONI

La morte, l’adolescenza, la maternità, la corporeità sono il chiasmo per i fratelli Danny e Michael Philippou. Al centro della storia, un fratello e una sorella orfani e una madre affidataria che ha perso tragicamente una figlia. La relazione a tre che si instaura, sempre più inquietante, svela un piano orribile e mostruoso che si avvicina alla metafisica, oltre ogni umana comprensione e ragionevolezza. Bring Her Back è un body horror raccapricciante e grandguignolesco. Una oscura e struggente riflessione sulla natura incontenibile del dolore, sul senso di colpa, sui limiti e le idiosincrasie dell’amore, sulle tare dei rapporti familiari e la loro eredità psichica. Fin dove può spingersi una madre, incapace di elaborare il lutto per la perdita della figlia, nel tentativo di ricompattare l’equilibrio perduto? Come può una psicologa che conosce le strutture che regolano i meccanismi dell’inconscio abbandonarsi alle più astruse e inesplicabili credenze? Il corpo, dunque, come simulacro, spazio liminale tra il visibile e l’invisibile, portale misterico che mette in comunicazione l’aldiquà con l’aldilà. Le possessioni, le sevizie, le infezioni cagionate non sono altro che il tentativo di costringere il corpo a connettersi con il trascendente. Molti i punti di contatto con Martyrs, tra i più insostenibili e fondativi horror degli anni 2000. Che siano le torture perverse e sistematiche messe in scena da Pascal Laugier o il disperato tentativo della madre (Sally Hawkins di raggelante bravura) in Bring Her Back di innestare il cadaverico e il mostruoso nel corpo umano, l’horror contemporaneo arty dimostra una vitalità e una ricchezza di segni tali da renderlo il genere più fertile e ricettivo, nonché il più capace di indagare gli abissi della mente e la sua complessità. Il corpo come agente della materia da cui è impossibile fuggire o sottrarsi. Non è la morte che si cerca o si invoca, ma il passaggio che lega la vita a quest’ultima, al fine di generare nuove identità, sospese e inconoscibili, né umane né aliene. Cosa si cela poco prima dell’ultimo respiro? Cosa è possibile trattenere? Quali visioni, pulsioni, mutazioni intervengono? Cosa può scatenarsi dentro un corpo e una mente deprivati della libertà, del cibo, delle condizioni basilari per la sopravvivenza? Quali forze interagiscono all’interno di questo spazio innominabile? L’ignoto, l’occulto divengono forme (malate, deliranti, degenerate) della conoscenza, che spingono la creazione e la connessione con l’oltreumano. I fratelli Philippou realizzano un film stilisticamente maturo e raffinato, oscuro e romantico, pieno di sangue e scoppi di brutale violenza, dove l’orrore non è mai fine a stesso ed è la risultante della fragilità umana e delle sue plumbee derive.

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