Commedia

BOOK CLUB

TRAMA

Quattro vecchie amiche, diversissime per indole e condizione di vita, hanno formato ormai da anni un club del libro. Un giorno una di loro propone di leggere Cinquanta sfumature di grigio. Sarà lo spunto per ripensare la loro vita sentimentale e sessuale.

RECENSIONI

Book club richiama, nel sottotitolo, il divertente Tutto può succedere con Diane Keaton, commedia sentimentale con protagonisti maturi. Forse un modello a cui aspirare, che però rimane molto lontano. Siamo al risveglio del sesso, ma anche del sentimento, ad una certa età. Ne parlava anche, con più lucidità, Il matrimonio che vorrei, tanti ne parlano fermandosi alla superficie romantica delle unioni in età matura.
Il film si presenta come una corazzata di star alla quale non si può non riservare almeno un po’ di attenzione e rispetto.
Nel folto gruppo di stelle del grande schermo si fanno notare una Jane Fonda dorata, leopardata, sicura ed insicura insieme, e Diane Keaton, quasi abbonata al genere in versione senior, mai senza i suoi pantaloni e colli alti. Accanto a loro, la ripescata Candice Bergen e la meno iconica Mary Steenburgen, ed una squadra maschile che convince a metà (Andy Garcia, dopo Mamma mia 2 in cui tuba con Cher, rischia la caricatura).
Abbiamo in scena vari “tipi” femminili nettamente differenziati tra loro. La donna sposata con un uomo noioso ed addormentato. La donna affermata che non ha bisogno di un compagno e rifugge incontri e legami perché possono far soffrire. La vedova con due figlie che la trattano da vecchia non autosufficiente. L’austero giudice perbenista, incapace di chiudere col passato, un ex marito riaccoppiato ad una ragazzina, e ricominciare dal presente.
Nel contesto di un club del libro, tanto di moda e tanto chic, irrompe il best seller “scandaloso” di pochi anni fa, Cinquanta sfumature di grigio. Pretesto per innescare una svolta in tutte le protagoniste, spunto per qualche battuta e di fatto non per altro (il sadomaso, poi, rimane chiuso nelle pagine).

Dalla lettura di Cinquanta sfumature in poi è tutto un “Ogni lasciata è persa”, un invito a ricominciare a cavalcare, chi per divertimento, chi con vero coinvolgimento, tutte rimettendosi in gioco dopo molto tempo.
Incontri, ammiccamenti, appuntamenti in successione sono il tessuto della commedia, tra frequenti dopo sensi e chiare metafore come la gatta impigrita della Bergen. Lingerie modellante, grattini non secondi al sesso, chat e siti di incontri, messaggini. Anche le rom com over 60/70 non mancano di mettersi al passo con i tempi della tecnologia, tanto protagonista della vita sentimentale di tutti i giorni. Per questo suona ironicamente sagace la frase “Le persone normali non cercano incontri su Internet”.
Per quanto un po’ viste, cercano di aggiungere un po’ di vivacità - in un film altrimenti troppo statico e chiuso negli interni - la sequenza con Jane Fonda e Don Johnson dentro la fontana e quella del volo sull’aereo biposto di Diane Keaton ed Andy Garcia (come non ripensare ad una citazione di Meryl Streep e Robert Redford ne La mia Africa?). La Keaton parcheggiata dalle figlie sui divani di un centro commerciale a fianco ad altri malinconici anziani racchiude efficacemente l’immagine di quello che la terza età, finché è possibile, non dovrebbe essere. Ci sono poi scene che ci si poteva forse risparmiare, come la corsa finale all’aeroporto.
Non si sfugge neppure ad una morale esplicita: non solo vivere, finché si è vivi, ma anche la centralità dell’amore - anche il libro-pretesto, Cinquanta sfumature, alla fine non è che una storia d’amore. Nei film rassicuranti e che vanno sul sicuro, si sa, si inizia sempre parlando di sesso e si finisce confortando con l’amore.
Il film, d’altra parte, fatta eccezione per qualche battutina qua e là, è scioccherello e pieno di frasi fatte sui buoni sentimenti.
È l’opera di un regista esordiente e si vede, e non va molto diversamente per la sceneggiatura. Anche le leonesse in campo, più che ruggire miagolano.