Amazon Prime, Documentario

ADOLESCENTES

Titolo OriginaleAdolescentes
NazioneFrancia
Anno Produzione2019
Durata135'
Sceneggiatura
Montaggio

TRAMA

La storia di Emma e Anaïs, migliori amiche, che sembrano non avere nulla in comune, dalla loro provenienza sociale alla loro personalità.

RECENSIONI

Due vite, vicine e lontane, due modi di raccontarsi e di auto-rappresentarsi: Anaïs, famiglia della media borghese, progetta una vita di cinema a Parigi; Emma, famiglia “proletaria”, deve arrangiarsi per sopravvivere nella sua Brive-la-Gaillarde, in Corrèze. Amiche da sempre, le due adolescenti si perdono di vista, si ritrovano per poi perdersi di nuovo, forse definitivamente. Il tempo, i silenzi, le attese, hanno agito sui corpi e sulle coscienze. La fine, un nuovo inizio, altrove.
Con Adolescentes, Sébastien Lifshitz cristallizza un metodo di lavoro, una forma-cinema, come se avesse trovato, nel racconto della giovinezza che fugge, la giusta misura e distanza. Formalmente assai lontano dal classicismo di Les Invisibles e Bambi, i precedenti documentari dell'autore, Adolescentes è il risultato di una maieutica delle intenzioni, degli affetti e degli effetti: da un lato l'autore, che intende non già cogliere il fantomatico fiore della giovinezza, ma far emergere le asperità e i turbamenti di corpi e identità fluttuanti e sfuggenti, in piena metamorfosi; dall'altro le due adolescenti, che crescono, mutano, caratterialmente e fisicamente, davanti (e dietro) ad un occhio meccanico che concede loro il diritto di essere, per il cinema, ciò che vogliono (di)mostrare. In effetti, Anaïs e Emma vivono più nello spazio e nel tempo indefinito del fuori campo che nel presente imposto della macchina da presa che le scruta. Sono il loro passato, il loro futuro. Sono la parola che proferiscono, certo, ma anche e soprattutto il silenzio che l'avvolge.
Lifshitz accetta di “spegnere” regolarmente la macchina da presa per far emergere la realtà non già come “stato” ma come processo, come costruzione; preferisce edificare a distanza, nell'assenza, il palco sul quale le sue non attrici si metteranno in scena, concedendo loro il tempo necessario per costruire un discorso, una parte: la loro “finzione” per il cinema. Sebbene gli eventi si dipanino su un arco di tempo di cinque anni, l'autore ha concentrato le riprese in un solo ed unico appuntamento annuale, per un totale di cinque sedute di venti giorni. Il “tempo della storia” è lungo, ma l'evento-cinema è assai breve e, soprattutto, atteso e scontato come un cenone di Natale in famiglia (anche se di certo meno annichilente). Tra una seduta e l'altra, le ragazze hanno avuto il tempo di vivere, lontano dall'occhio della macchina da presa, e di prepararsi alla successiva séance. Con il cinema, tramite il cinema, Emma e Anaïs si scoprono e scoprono retrospettivamente quanto e come sono cambiate nel corso di un anno. Stupore e turbamento: l'essenza stessa del romanzo di formazione.

Il cinema documentario di Lifshitz, più evocativo che fattuale, viene quindi dopo la vita, una vita che, in Adolescentes, saranno le due protagoniste a trasformare in parola, in discorso. L'autore le asseconda nel loro desiderio di auto-rappresentarsi, di “fare cinema”, e predispone le condizioni affinché il racconto di sé emerga “naturalmente”, senza che l'artificio della situazione creata ad hoc per la sua “emersione” sia percepito: madre e figlia di fronte a un computer (per far riaffiorare il dubbio su cosa fare da grandi); madre, padre e figlia seduti attorno ad un tavolo (a disquisire sulla necessità di essere economicamente indipendenti); studenti di fronte alla bacheca in cui sono esposti i risultati dell'anno scolastico, o in classe (per riflettere sul dopo, o rievocare gli attentati terroristici del 13 novembre 2015).
Ma ancor più degli eventi e dei fatti vissuti e poi raccontati, a colpire e a generare emozione in Adolescentes sono la strategia discorsiva e la creatività dispiegata dalle protagoniste per saturare i vuoti creati da un'assenza, quella della macchina da presa; è il “montaggio” che Anaïs e Emma fanno del loro vissuto, selezionando, manipolando, tagliando, sviluppando. È questo il vero evento del film: il travaglio interiore ed “artistico” che le adolescenti attraversano e hanno attraversato per giungere alla verbalizzazione (o meno) del loro stato emotivo, alla ricostruzione della/e loro storia/e vissute fuori campo. E non è un caso. Non c'è niente di più reale, e salvifico, a quell'età, delle “finzioni” che crescono a fianco della vita: per affermarsi e al tempo stesso proteggersi, nascondersi, fuggire. Lifshitz riesce così a compiere un miracolo: realizzare non un film sull'adolescenza, ma dell'adolescenza, e per l'adolescenza.