TRAMA
Una giornalista impegnata in un documentario poco soddisfacente continua ad incontrare in varie forme il celebre surrealista Salvador Dalí.
RECENSIONI
Diciamolo subito: delle opere del (fin troppo?) prolifico geniaccio Quentin Dupieux, Daaaaaalì! è anche la più debole (nei cinema francesi è appena uscito L’accident du piano, che lo ritrova in discreta forma), omaggio a una figura che il Nostro sente evidentemente affine, quel Salvador Dalì qui interpretato da sei attori (per questo le A del titolo sono sei), forse perché personaggio troppo poliedrico per essere ridotto a un’unica immagine, forse in omaggio a Quell’oscuro oggetto del desiderio (come prima il Brancusi di Greenaway, del mai uscito Walking to Paris).
La trovata brillante è all’inizio, quando il regista replica a modo suo l’illusionismo della pittura dello spagnolo in quell’avvicinarsi di Dalì alla camera d’albergo che non copre mai la distanza, un corridoio infinito in cui si ambienta un siparietto la cui irresistibile comicità vale l’intero film. Per il resto l'eccentricità di Dupieux, alle prese con il già eccentrico Dalì, suona soprattutto ridondante, ché al regista interessa più il personaggio che l’artista.
E non bastano le consuete messe in abisso - già viste più inventive altrove -, i sogni a scatole cinesi - che omaggiano il compare surrealista Buñuel, vera ispirazione del film -, come l’utilizzo imprevedibile del cast (da sempre uno dei punti di forza di Dupieux) a riscattare le sorti di un lavoro un po’ sterile che del suo autore sfodera la poetica e quasi mai l’acume. La caricatura del pittore - eccesso applicato a una figura eccessiva di suo, variazione pigra su tema - mostra presto la corda e manca – paradosso! – di immaginazione.
Musiche dell’ex Daft Punk Thomas Bangalter.


