Commedia, Recensione

IL GAUCHO

TRAMA

Una delegazione di scalcinati cineasti italiani a un Festival di Buenos Aires: li accoglie festoso un industriale emigrato dal nostro Paese.

RECENSIONI

I film di Risi fanno ridere fino a un certo punto, è il regista della commedia all'italiana con l'occhio più cinico e amaro sull'italianità. Il mattatore Gassman, nel ruolo d'un "P.R." imbonitore e morto di fame, "ci" rappresenta all'estero, peggio, in un’Argentina dove è consistente la comunità italiana, dove si sente molto di più il senso d'appartenenza e di fratellanza verso la nazione lasciata. Il memorabile personaggio interpretato da Amedeo Nazzari è addirittura "malato di nostalgia", la rimpiange e la idealizza, al contrario del cafone e cialtrone tipo medio nostrano (sempre Gassman), tanto insensibile ai sentimenti altrui da voler insidiare la moglie del suo ospite e alla ricerca d'un amico perduto solo per ottenere un prestito. Risi distoglie presto lo sguardo dalla macchina-cinema (dive capricciose, aspiranti star oche giulive, c'è pure la caricatura dello sceneggiatore intellettuale di sinistra) per concentrarsi su questa figura di farabutto, tanto canaglia da risultare simpatica e da meritare pietà quando, finalmente, cala la maschera davanti all'amico fallito come lui. Forse si confida solo perché non si sente minacciato dalla competizione, forse cerca di aiutarlo solo perché vede in lui un riflesso (futuro) di se stesso, ma merita rispetto anche solo per il fatto di acquisire coscienza (senza metterlo in discussione) dello squallore di un mondo dove è l'apparenza a trionfare. Il personaggio che lascia di più l'amaro in bocca è quello interpretato da Nino Manfredi, consapevole che gli italiani che “ce l'hanno fatta” si vergognano dei connazionali falliti: è stato aggiunto all’ultimo dalla penna di Ettore Scola, sfruttando la presenza dell’attore in Argentina per la tournée di “Il Rugantino”. Uno dei capolavori di Risi, non capito da pubblico e critica all’epoca (e inviso agli argentini stessi, per la scena in cui Gassman schifa la bevanda nazionale “mate”).

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