Commedia

THE MEXICAN

Titolo OriginaleThe Mexican
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2001
Genere
Durata123'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Jerry (Brad Pitt), imbranato e sfortunato di natura, viene inviato in Messico per recuperare una leggendaria pistola. La ragazza (Julia Roberts) infuriata per la sua improvvisa partenza, decide d’andare a Las Vegas per inseguire i suoi sogni…

RECENSIONI

Non si può negare a The mexican una certa originalità, per la commistione di generi, per l'ambientazione, per alcune scelte registiche non disprezzabili. Il cocktail, decisamente bizzarro, non guasta affatto, se non altro perché spezza la piattezza preconfezionata di tanto cinema. Va però aggiunto che l'unione (o meglio, la giustapposizione, talvolta) di commedia "svitata", commedia romantica (in cui l'amore è più che mai litigarello), road movie, gangster story, spruzzate pulp... non sempre risulta ben amalgamata.
D'altra parte un film simile è godibile solo se si accettano le sue regole, se non lo si prende sul serio. Solo così si può sopravvivere alla sequela di cadaveri lasciati serenamente per il mondo, fra strade ed alberghi, senza che nessuno lo noti, senza che nessuno rimanga sconvolto per più di dieci secondi (nemmeno gli uccisori... e in questa storia tutti uccidono), e si può persino accettare una romantica richiesta di matrimonio, fatta sorridendo a due metri dal morto.
The mexican è così, fresco e "sbullonato", volutamente inverosimile fino all'osso. Pieno di ritmo, ma anche troppo lungo, col rischio che alla fine i killer che si spacciano per altri killer e, creduti morti, ritornano, arrivino a stancare, o che le vicissitudini della pistola sempre perduta e sempre recuperata divengano ripetitive.
Per fortuna lo script è brillante e porta non poche risate. I personaggi sono furbamente accattivanti: La Roberts é una simpatica nevrotica, Pitt un imbranato di buon cuore. Insieme formano una coppia in analisi, consentendo alla sceneggiatura di prendere in giro, per l'ennesima volta, la psicoterapia ed il suo tipico, improbabile linguaggio. Simpatico è pure il killer gay, pronto a chiacchierare di rapporti di coppia con la rapita, ad innamorarsi di un uomo incontrato in un bar e vivere una insperata storia d'amore (si parlava di cose inverosimili...), per poi rivelarsi irresolutamente ambiguo. I gay amabili sembrano ormai una presenza fissa in ogni film, e chissà perché funzionano nonostante l'abusata tipizzazione. Come funzionano gli animali, jolly infallibili: il siparietti fra Pitt ed il cane fanno affezionare il pubblico e portano leggerezza alla narrazione.
In questa vicenda fra Los Angeles ed il Messico è proprio l'ambientazione messicana a rivelarsi vincente, colorata ed ironica in ogni inquadratura. In questo ambito nascono le parentesi sulla leggenda della pistola, leggenda sempre diversa e sempre paradossale.
Fortunatamente tutto il cast serve bene il film da ogni punto di vista. E la coppia d'oro tanto attesa non dà scintille ma non delude. Pitt se la cava (non che abbia iniziato ad entusiasmare, sia chiaro), la Roberts non è male ma deve stare d'ora in poi molto attenta a non esagerare con le moine stile Meg Ryan. Da notare il suo guardaroba indovinatissimo, il taglio di capelli molto meno.
Nessuno ricorderà probabilmente questo film tra qualche anno, ma come intrattenimento di una sera può anche andare.