L’UOMO DOPPIO

TRAMA

«Distruggi il tuo Ego», una scritta sul muro las­ci­ata da un’amica morta in tragiche cir­costanze, innesca nel reg­ista un processo di conoscenza di sé. Annota le sue rif­les­sioni come in un diario scritto di getto, fatto di vita di cop­pia, voyeurismo, con­tinui sposta­menti geografici, tradi­menti mul­ti­me­di­ali e let­ture.

RECENSIONI

Presentato in quella che è la sezione più stimolante del Torino Film Festival (Docs) e fatto oggetto di mirate proiezioni pubbliche grazie alla distribuzione della Buena Onda di Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, L'uomo doppio è opera in cui Cosimo Terlizzi, senza gli alibi di una mediazione narrativa, mette in scena se stesso, il suo percorso di vita che incrocia Morte (quella dell'amica suicida), Amore (e relativo tradimento), Arte.
Apparente diario di viaggio, il film è in realtà uno specchio sofisticato, ad uso e consumo del suo autore, mezzo intellettuale per ricercarsi e trovarsi nelle sue sfaccettate (sfacciate?) rifrazioni: solo ponendosi al di fuori di sé (facendo del proprio vivere delle immagini in movimento, delle proprie riflessioni una voce over, della ricerca dell'Ego il mezzo per scovarlo e distruggerlo - essendo esso il vero limite alla penetrazione dell'essenza del Sé -) si riesce a rendere l'esperienza dell'esserci. E, al di là di quello che si dice e di quello che si mostra (il proprio muoversi, amare, creare, vivere), proprio il raccontarsi si rivela il modo per immaginarsi al di fuori del proprio corpo, la chiave per rendere visibile e possibilmente comprensibile l'intima esperienza del proprio esistere, un esistere calato in una realtà che a sua volta emerge da quelle immagini e quelle parole, fecendo mostra di sé, ergendosi a indiretta protagonista.

Irritante quanto sincero (irritante perché sincero?) L’uomo doppio è autobiografia come strumento e non come fine, composizione autentica anche quando non lo sembra (la questione della spontaneità è falsa: l’artefatto è manifestazione rivelatoria - tra le più precise - di chi lo crea, l’Io manifestandosi in forme molteplici), film costellato di immagini folgoranti che raccontano il nostro tempo, lavoro che mostra il suo crearsi e il suo creatore, l’iphone e le telecamerine divenendo i mezzi di una soggettiva continua, impudica, umanissima che sfocia in una bellissima chiusa che stempera ogni riflessione e ogni parola, annichilendole infine in una congiunzione primitiva con la Natura.