Documentario

EARTH (2007)

Titolo OriginaleEarth
NazioneGran Bretagna/Germania/U.S.A.
Anno Produzione2007
Durata96'

TRAMA

La Terra e il suo ciclo…

RECENSIONI

La denuncia ecologista permea completamente la crosta di Earth per mezzo del suo opposto.
Lungi dall'esplicita accusa, negando ogni tipo di debordante retorica, è l'immagine, nel suo virtuoso splendore, a metterci in guardia. La bellezza a cui assistiamo, dove le ultime frontiere della tecnica [1] viaggiano di pari passo con la Natura, muove il nostro spirito di appartenenza: vale la pena riflettere sul nostro ruolo, affinché tutto quello che ci ruota intorno non svanisca nell'effimero di un'esperienza cinematografica.
La nostra Terra è un unicum di micro(cosmo) e macro(cosmo). Nell'ostinazione delle riprese aeree, una vera e propria scelta stilistica, traspare la volontà di creare uno sguardo organico. Le specie animali che ci vengono presentate vivono sulla Terra, ne sono una parte imprescindibile e animano la moltitudine delle sue morfologie. Alla base del percorso la sinfonia della visione, abbandonata allo stupore del(l'im)possibile, alla coralità emotiva, al manierismo estetico, piena di presupposti per farsi mostrare e non cadere programmaticamente nell'interpretazione, nel più freddo senso antropomorfo. Peccato che il timore si materializzi nello spettro di una voce over accomodante, vuota, il più classico dazio da pagare per accontentare (?) precise fasce di pubblico. Accompagnandoci dentro le varie storie (tre principali e molte altre di contorno), la (s)corretta drammatizzazione del commento raffredda l'estasi della visione, proietta con vuota compassione i più banali patetismi (Ogni colpo d'ala è una battaglia disperata contro i venti gelidi; Sono stanchi e spaventati, possono seguire solo il loro istinto; etc), macchia la naturale e spontanea ciclicità della struttura (Earth segue un suo moto circolare, in armonia con la ripetitività delle stagioni).
Chiamatele pure derive produttive.

[1] 'E' la prima volta che sono state usate delle cineprese high speed al di fuori del contesto cinematografico. Con queste cineprese sono stati realizzati, l'attacco dello squalo bianco e la caccia del ghepardo' (Wikipedia). Mi voglio soffermare su quest'ultima, forse la più bella sequenza di tutto il documentario. La dinamica è sempre la stessa: il felino rincorre un'antilope fino a catturarla. Il ralenti tipico della tecnologia high speed, trasfigura la crudeltà della legge naturale in una sorta di danza erotica. L'atto del ghepardo è un'unione di rara potenza poetica.

Con Earth la Disney inaugura una nuova promettente etichetta - Disneynature - e recupera la tradizione prestigiosa dei documentari naturalistici inaugurata negli anni Cinquanta con la BBC.
Se si dovesse dare un voto solo alle immagini ed alle macrosequenze sarebbe certamente altissimo. Non solo per la difficoltà inimmaginabile con cui sono state realizzate e per la sorprendente qualità tecnica (altissima definizione, perfetto utilizzo della super slow motion), ma anche per la capacità di trasmettere allo spettatore emozioni forti e diverse che fanno letteralmente volare l'ora e mezza della visione.
Stupore e poesia, passando dall'immenso al piccolissimo, incanto e malinconia. Il divertimento della bellissima scena del primo volo degli anatroccoli, che si tuffano dal nido e lentamente rimbalzano sulle foglie o della stupefacente danza del corteggiamento dell'uccello del Paradiso, lasciano il posto al coinvolgimento sofferente dell'adrenalinica sequenza notturna in cui si contrappongono leoni ed elefanti.
L'unico neo va individuato nel progetto narrativo, non sempre coerente e compiuto. La scelta di seguire tre percorsi principali - la famiglia di orsi polari, l'elefantessa con il suo piccolo e la balena con il suo cucciolo - è sorretta almeno in parte dall'idea che si tratta di tre diverse migrazioni stagionali indispensabili alla sopravvivenza degli animali.
Tuttavia, anche per la debolezza del testo che accompagna le immagini, la pellicola manca spesso di unitarietà. In particolare, la tematica ambientalista del serio rischio di alterazione degli equilibri del pianeta, che dovrebbe costituire sostegno e messaggio del documentario, trova espressione compiuta solo nelle disavventure degli orsi polari, che il riscaldamento terrestre mette ogni anno di più in difficoltà.
In questo senso era più riuscito La marcia dei pinguini che, raccontando una storia, superava i limiti del documentario e si faceva cinema.
La voce narrante è nella versione italiana quella di Paolo Bonolis, che fortunatamente evita di strafare (ma è poi tanto necessario ricorrere a voci di personaggi noti?). Il testo soffre però della precisa volontà di rivolgere il prodotto (anche) al pubblico più giovane, con l'effetto di risultare a tratti condiscendente, se non lezioso. Molto più apprezzabile, invece, la scelta di non indugiare sulla violenza (splendide alcune scene che si fermano un momento prima, con una sorta di rispetto per le leggi della natura ma anche per le vittime): se l'intenzione è studiata per non allontanare il grande pubblico delle famiglie il risultato è di apprezzabile delicatezza.