Commedia

CONTROMANO

TRAMA

Mario Cavallaro è un abitudinario incallito. Tutto ciò che richiede un cambiamento lo spaventa…

RECENSIONI

Il cortile ricoperto di foglie visto dall’alto, poi gli addetti le spazzano via rivelando il selciato una mappa dell’Italia disegnata: tanti bambini, quelli di una scuola di oggi, quindi di etnie diverse, vi si riversano e giocano percorrendola in lungo e in largo. Era una bella idea per una pubblicità progresso, lo diciamo senza ironia, un’immagine efficace, un messaggio chiarissimo, il sacrosanto ius soli. Ma dopo c’è un film.
E il film vuole dire la stessa cosa, ma senza la stessa lucidità, senza la stessa stringatezza. E senza una bussola. Mario è un uomo metodico che vuole che tutte le cose stiano al loro posto (soprattutto ferme) e che dunque guarda con ansia e paura i migranti, avventore consueto di un bar in cui, sorseggiando l’adorato marocchino, afferma, metaforico: «Questo marocchino sarà sempre lo stesso». La sua storia all’inizio ha il tono di una commedia strampalata, con accenni demenziali, quasi interessante nel suo girare a vuoto, ma che perde paradossalmente il fuoco proprio quando una direzione sembra imboccarla, trasformandosi in un road movie. Ma confuso. In cui il racconto, nato male, evolve peggio, sorretto solo dalla rimarcata dimostrazione dell’assunto (che è uno: il mondo è di tutti). In cui si ammicca al politicamente scorretto (il portatore di handicap che piscia sull’auto), si gioca con una traccia sentimentale tirata via (e che condurrà al colpo di scena finale - lo scambio culturale si è avuto a ogni livello -), si ascoltano voci fuori campo a caso e che, ovviamente, vuole arrivare a un solo obiettivo: scompigliare l'imbalsamato ordine iniziale (A) in nome di un sano disordine finale (B). Peccato che il tracciato da A a B (la sceneggiatura) sia un disastro, inconcludente com’è, fondandosi su un’unica idea (il rovesciamento di segno del protagonista) e che la messa in scena del percorso sia, a dirne bene, stanchissima.
Spiace per Albanese, spiace per gli altri nomi coinvolti (collabora alla sceneggiatura Marco D'Ambrosio aka Makkox), ma è davvero raro vedere un film così sbagliato e tentennante, chiaro solo negli intenti tematici (e siamo alle solite), ma completamente sgangherato nella scelta delle modalità di farne cinema.