Animazione

RAINBOW FIREFLIES

Titolo OriginaleNijiiro Hotaru
NazioneGiappone
Anno Produzione2012
Durata104'
Sceneggiatura
Tratto dadalla storia originale di Masayuki Kawaguchi
Fotografia

TRAMA

Nell’estate del 2012, il dodicenne Yuta ritorna nei luoghi dove era solito andare col padre, scomparso un anno prima. Lì incontra un vecchio e si ritrova a viaggiare nel tempo fino all’anno 1977. Si risveglia nell’ultima estate di vita di un villaggio che presto scomparirà, sommerso dall’acqua a causa della costruzione di una diga. Yuta attraversa così esperienze mai provate prima, come l’immersione nella natura, le scorribande tra i ragazzi del posto, l’incontro con una misteriosa ragazza di nome Saeko: un’estate indimenticabile per un ragazzo emotivamente traumatizzato.

RECENSIONI


Un viaggio nel tempo è sempre un’occasione per mettersi in discussione guardando gli eventi da un punto di vista differente. Il soggetto del film di Kounosuke Uda è in realtà un po’ bislacco perché porta Yuta, il dodicenne protagonista, da poco orfano di padre, a contatto con un’epoca non troppo lontana ma fuori dalla sua portata. Torna infatti al 1977, anno di spensieratezza probabilmente per il regista (classe 1966), che assume importanza anche dal punto di vista ecologico, perché dove c’era un villaggio ora c’è una grande diga, la cui costruzione ha avuto un forte impatto ambientale comportando lo sfollamento di molte persone.


È sul filo della nostalgia che si compie il viaggio nella  memoria del regista, che transita il suo protagonista all’epoca d’oro delle estati indimenticabili in cui poco accadeva ma tutto poteva succedere. Un periodo della vita in cui lo stupore è ancora dietro l’angolo, dove cacciare coleotteri procura grandi soddisfazioni, in cui un cielo pieno di lucciole è un cinema estivo carico di emozioni e dove le pulsioni si travestono di ostilità per nascondere la verità dei sentimenti. Sono gli anni della spensieratezza, per il protagonista già venati di malinconia a causa della morte prematura del padre. La sceneggiatura pone l’altrettanto giovane Saeko lungo il cammino di Yuta, una bambina con un dolore uguale al suo in cui è possibile, forse, specchiarsi.


Il film è tutto qui. Movimenti impercettibili del cuore, sussulti dell’anima, esuberanze giovanili, giornate intere tra gli alberi, immersi in una natura che tutto può e a cui è impossibile resistere. Una catarsi per il giovane protagonista che la sceneggiatura pasticcia un poco, soprattutto nell’epilogo finale che razionalizza sentimenti e affinità fino ad allora fuori da qualunque schema e forse evocativi proprio perché imponderabili. L’opera risulta significativa principalmente per la sua capacità di creare un’atmosfera, per lo struggimento che si respira, per la bellezza a cui ambisce, attraverso fondali quanto mai realistici che riescono a trasmettere la magia dei luoghi e della natura che circonda costantemente i personaggi. Piuttosto tradizionale, invece, il character design stilizzato e un po’ spigoloso dei protagonisti, che stride a volte, forse non a caso, con la precisione del contesto in cui si muovono.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film