TRAMA
Erwin e Sonja Mürner sono una coppia di pensionati. La moglie vorrebbe che il marito sistemasse lo studio, ma Erwin vuole girare un film sugli extraterrestri e sembra non avere altro per la testa. Deluso dal fatto che gli amici non appoggino il suo progetto e si rifiutino di aiutarlo, decide di fare un casting per le strade di Winterthur. La moglie, perplessa, lo asseconda: si defila di tanto in tanto, ma poi torna, gli confeziona i costumi, lo accudisce, gli sta accanto silenziosa, anche di fronte al nuovo misterioso oggetto, il computer. (Dal catalogo del TFF)
RECENSIONI

Opera prima dello svizzero Jonas Meier, già autore di alcuni videoclip (tra cui il cunninghamiano Cevapcici, per Ellen Allien), Mürners Universum presenta l'ossessione-principe del pensionato Mürner, un Ed Wood fuori tempo massimo convinto dell'esistenza degli extraterrestri e disposto a tutto pur di coronare il sogno di dedicar loro un film. L'ostinazione naif e amatoriale di Mürner è direttamente proporzionale alla risibile fantasia da cui attinge e alla pochezza dei mezzi a disposizione: il suo serioso home movie sugli Ufo è un affrettato mockumentary, sospeso tra il filmino casalingo e la squallida estetica da televendita, senza particolari idee a muoverlo se non un'invidiabile sicurezza nelle proprie possibilità. Meier, senza mai intervenire in voice over, lascia che sia direttamente Mürner a guidare e commentare lo sgangherato tournage del proprio filmato, ritraendo l'anziano alle prese con l'estemporaneo casting paesano, dove lo si asseconda senza credergli, o con la timida prova costumi, dove la moglie fodera l' alieno di nastro adesivo argentato. Non limitandosi alle (dis)avventure produttive, Mürners Universum fotografa anche la piccola costellazione affettiva di Mürner (la moglie e l'amico nonagenario improvvisatosi montatore) accennando all'ineluttabilità del contemporaneo (il computer a sostituire le montagne di riviste ufologiche mai lette) e redigendo un grottesco apologo sulla vecchiaia e sulla solitudine.

Benchè anche per Mürners Universum pesi, nelle scene più insistite, il sospetto di trovarsi di fronte ad un mockumentary, nell' esordio di Meier la cieca fede nella fantasia è adeguatamente messa in crisi dagli ostacoli della realtà, siano essi esilaranti (gli scogli contro cui si scontra la supponenza registica di Mürner), commoventi (il rapporto con la moglie, di stoica devozione) o inquietanti (la difformità delle abitudini dell'anziano, come nel dialogo con il pupazzo di peluche). Nel quadro immoto e frontale come nelle pose mute e ieratiche, lo stile documentario di Meier sembra però rielaborare senza particolare nerbo una sintassi visiva già consolidata da certi Ciprì e Maresco nord-europei, richiamando l'impietoso scandaglio (dis)umano di Ulrich Seidl (ma senza il suo scardinante sadismo) e l'humour congelato di Roy Andersson (ma senza la sua laconica poesia); più avvincente sulla carta che non nella sua realizzazione pratica (proprio come l'home movie di Mürner), Mürners Universum è un esordio al contempo curioso e fragile, dove l'affascinante anomalia del suo soggetto non compensa la timidezza di uno sguardo ancora troppo impersonale.

