Horror

ZEDER

NazioneItalia
Anno Produzione1983
Genere
Durata100'

TRAMA

Uno scrittore, tramite il nastro scrivente di una macchina da scrivere, viene a conoscenza degli studi di Zeder su alcuni terreni in cui i sepolti risorgono.

RECENSIONI

Pupi Avati pare sempre partire da Dario Argento, dai suoi gialli inquietanti intinti nell'esoterismo, dal suo vezzo per gli indizi bizzarri (il nastro di una vecchia macchina da scrivere), questa volta anche dai suoi volti (Gabriele Lavia). Le differenze sono però sostanziali: proprio mentre il modello guarda alle paure della giovane America tentando di farsi più internazionale (era il periodo del gore e dell'amico George Romero), il finto epigono valorizza i miti millenari del Vecchio Mondo (qui tira fuori l'oracolo di Delfi, una necropoli.) per immergerli in un contesto provinciale autobiografico (Bologna, Rimini). Il talento di Avati sta sempre nel saper evocare sapori e luoghi inediti (al cinema): la sequenza della casa infestata, in apertura, funziona nel momento in cui ben restituisce l'universo delle paure infantili, quelle dettate da sensazioni e visioni magiche/incubali non ancora screditate dalla razionalità degli adulti. Un regista senza carattere si sarebbe affidato al solo effetto del soprannaturale: Avati fantastica, come un bambino timoroso, sugli ambienti, le suppellettili, i volti, i giochi di luce, gli antichi scantinati fatiscenti. Riapre l'uscio sul suo e nostro passato, rammentandoci di quando avevamo paura del buio. Non va a caccia di trucchi o di sangue, ma delle nostre (e sue) pulsioni inconsce. D'accordo, il tutto si riduce ad un racconto di zombie: ma sono zombie nostrani, genuini, costruiti sulla credibilità, fin dove possibile.(vedi l'insensatezza della scena in cui la sorella cieca consegna la chiave della stanza ad uno sconosciuto). Come ne La Casa dalle Finestre che Ridono, di cui potrebbe costituire un atto secondo, gioca molto sul timore reverenziale verso la Chiesa e i suoi segreti (ancora la blasfemia di uno spretato assassino), con gli interni vasti e deserti (la piscina, il treno, la colonia), con sotterranei che, essendo però francesi, omaggiano il Belfagor televisivo e quel terrore fondato sugli orchi in bianco e nero, non a colori.