Commedia

YES MAN

Titolo OriginaleYes Man
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2008
Genere
Durata102'
Tratto dadal romanzo di Danny Wallace
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Carl, bancario in crisi personale e professionale, segue un seminario che gli sconvolgerà la vita.

RECENSIONI

Maybe Carrey

Peyton Reed, già autore del delizioso Down with Love, firma una commedia che sembra - e probabilmente è - progettata su misura per Jim Carrey e per il suo istrionismo, tale da non tollerare reazioni intermedie (o lo si adora o non lo si tollera) (io propendo per la prima scelta). Tanto per chiarire: il talento attoriale di Carrey non si limita a enfatizzare gli aspetti più clowneschi del ruolo, ma trova anche - e non è la prima volta, basti pensare a Eternal sunshine of the spotless mind - sfumature dolenti che si adattano benissimo alla fragilità del personaggio. Allo stesso livello Zooey Deschanel, semplicemente deliziosa per freschezza e misura, e il variopinto cast di contorno, impreziosito dal cammeo di Terence Stamp e dalla preziosa autoironia di Fionnula Flanagan. Detto questo va precisato che il film vola davvero basso, sprecando uno spunto niente male in un diluvio di gag, più o meno riuscite, ma inserite in un tessuto narrativo e visivo appena degno di un discreto telefilm. La "conversione" del protagonista risulta fulminea e poco giustificata, i personaggi, malgrado gli sforzi degli interpreti, non abbandonano le due dimensioni e quella che è forse l'unica trovata originale (la decisione di dire "sì" al mondo induce la polizia a ritenere Carl un potenziale terrorista) viene buttata lì quasi senza crederci. La dimensione grottesca e quasi horror del "patto" siglato da Carl è completamente inesplorata (fatta eccezione per un paio di scenette dal fiato cortissimo), i radi squarci onirici sono piuttosto imbarazzanti e il finale, che si sforza di apparire beffardo ed eccentrico, è quanto di più conciliatorio si possa immaginare. Insomma, si ride e molto, ma si rimpiange la commedia acida e amara che sarebbe stato lecito attendersi e che gli attori avrebbero ampiamente meritato.

Dallo spunto di partenza di Yes man potevano nascere ottime cose.
E’ uscito invece un intrattenimento a tratti più brillante, a tratti più fiacco, ma sempre impantanato in una medietà accettabile che non esalta.
Un po’ sulla falsariga di Bugiardo bugiardo, dal momento che il protagonista non sembra abbracciare una filosofia di vita quanto restare imprigionato in un incantesimo, con un richiamo a Non è mai troppo tardi, senza la componente anagrafica.
E pensare che bastava smussare la comicità più platealmente demenziale ed aggiungere qualche chiaroscuro, qualche discreta parentesi riflessiva, magari sui toni malinconici che Carrey ha dimostrato più volte essergli congeniali, per dare maggiore spessore al tutto.
In sovrappiù, il guaio è che un film di questo tipo, in particolare perché si avvale del talento comico (e non solo comico, certo) di Jim Carrey, non può risultare solo “moderatamente” divertente e parsimoniosamente comico senza aver in parte fallito il proprio mandato.

Anche nel precedente Abbasso l'Amore Peyton Reed, in commedia, metteva in scena una vita di “No” (all’amore, in quel caso) da ribaltare con morale, ma qui gli sceneggiatori sembrano avere ambizioni molto più alte. A un certo punto, infatti, sembra di vedere una commedia filosofico-sentimentale del tutto anticonformista, stile Harold e Maude: perché, per magia, dire “Sì” funziona, Carl è costretto a fare anche cose ributtanti, ma la ruota del Destino gli regala un amore eccentrico, con una donna convinta che il Mondo sia un parco giochi. Jim Carrey, in una commedia amara alla Nicolas Cage, è uno spasso, le situazioni assurde in cui si ritrova sono ben congegnate, come gli incastri dove l’elemento più inutile ha una conseguenza vantaggiosa. Gli autori non dimenticano nemmeno un personaggio, pennellano molto bene anche il più piccolo, forti di interpreti sopraffini (su tutti il capo tenerone di Rhus Darby e l’esagitato yes-man di John Michael Higgins) e alcune loro trovate sono da antologia. Peccato, allora, che non abbiano il coraggio di portare questa visione del Mondo fino in fondo: a un certo punto si rientra nei ranghi, nelle maglie della consueta commedia sentimentale di tira-e-molla, macchia di petrolio in un mare d’iconoclastia e nuove prospettive “new age/etiche”, non politically correct.