Drammatico

VITE STROZZATE

TRAMA

Sergio è commercialista di nome e usuraio spietato di fatto. Prende di mira la moglie e l’impresa di un amico in difficoltà.

RECENSIONI

Balzato alle cronache nel periodo, il malcostume dell'usura meritava un'opera di denuncia, un'analisi sociopolitica, non un thriller all'americana, dove il Male è diabolico, "altro", psicotico. Per lo meno, i due tipi d'approccio non dovevano confondersi. Ultrà e La Scorta, pur fedeli ad un impianto spettacolare di genere, non perdevano di mira il proprio baricentro civile. Il Sergio di Vito Zingaretti, invece, strozza tutti: se stesso in un attimo di debolezza (d’amore/possesso), le vittime con l'acqua alla gola e il film tout-court. Ricky Tognazzi carica negativamente il personaggio, fa tabula rasa della sua coscienza, dei suoi scrupoli, della sua psicologia, lo sradica dal contesto e lo immola come Giuda, lordatore di anime, corruttore mandato dall'Inferno (alle fiamme tornerà…). Non rappresenta lo strozzino-tipo ma un qualsiasi villain da stigmatizzare. Prendono piede lo squallore, il mercato di schiavi (vite e corpi in vendita), la collusione (le banche, l'alta borghesia...), il lato oscuro della Luna (la moglie dell'imprenditore cede e non cede alle avance sessuali di Sergio: tocchi ambigui tipici di Simona Izzo, co-sceneggiatrice). Cresce la tensione, testimoniamo il terrore ma non percepiamo l'angoscia delle vittime messe al muro. Il cancro dell'usura si propaga come un virus proliferando nella menzogna, trova un'icona nel "diavolaccio" che colleziona orologi (il tempo che passa...uccide i "clienti"), ma il crudo realismo cozza con le ambizioni allegoriche, dimenticando che è nella banalità di esseri rispettabili che s'annida il vero orrore e nei vicoli ciechi delle famiglie gettate sul lastrico che crescono la rabbia e l'indignazione, non con una chiusura (ancora) hollywoodiana dove la vittima si ribella e prende in mano la situazione. Bifronte come il Sergio di Zingaretti: rispettabile (il thriller), ipocrita (il film impegnato).