Drammatico

VIALE DEL TRAMONTO

Titolo OriginaleSunset Boulevard
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1950
Durata100'
Fotografia
Scenografia
Costumi

TRAMA

Joe Gills, sceneggiatore di belle speranze e poco successo, incappa per caso in una inquietante villa sul Sunset Boulevard di Hollywood, proprieta’ di Norma Desmond, ex diva del muto, di cui diverra’ amante e mantenuto. Mentre cerca di realizzare una improbabile sceneggiatura che dovrebbe rilanciare Norma che, incoraggiata dall’ex marito, ex regista e attuale maggiordomo Max, sogna un ritorno alle scene e alla celebrita’, Joe conosce Betty, di cui, ovviamente, si innamora. Dall’inizio sappiamo che finira’ male.

RECENSIONI

"Voglio dirvi come e' andata realmente, prima che stampa, radio, cinegiornali, comincino a deformare le cose..." E' una voce off che introduce la narrazione, ed e' una voce che si propone come testimonianza obbiettiva, rassicurante... peccato sia la impossibile voce di un morto. Capolavoro di un regista di capolavori, Viale del Tramonto inizia da subito a imbrogliare le carte e porta all'estremo la confusione tra realta' e finzione grazie alle figure di Norma/Gloria Swanson edi Max/Erich Von Stroheim (per i pochi che non lo sanno, rispettivamente vera ex diva del muto e vero ex regista, che aveva diretto la Swanson in quel "Queen Kelly" ossessivamente riproposto nel film). Osannato unanimamente come satira amara e corrosiva del "malato" mondo Hollywoodiano, Sunset Boulevard e' in realta' esempio perfetto di un cinema che, lungi dal disprezzarsi, si guarda allo specchio, si piace, si divora, si digerisce (con qualche acidita' residua), si metabolizza con soddisfazione: cinema insomma organismo vivo che "si mangia" per accrescersi. I cortocircuiti tra interpreti e personaggi ci danno la vertigine, proprio come i movimenti di macchina iniziali: la prima ripresa dall'alto (sui titoli) sulla strada, il carrello a scoprire il luogo del delitto, la contro-plongee successiva con il morto che (vertiginosamente!) si guarda, nella celebre scena in cui Holden e' inquadrato dal fondo della piscina (grazie ad uno specchio). In questo cannibalico festino Wilder usa un po' di tutto, contamina il dramma con la commedia e soprattutto l'horror, infarcendo il film di animali repellenti (topi, scimmie morte) fantasmi (Buster Keaton mummificato al tavolo da gioco) e morte. 
"Io sono sempre grande, e' il cinema che e' diventato piccolo" dice Norma a Joe. Non credetele. Non credete a Wilder: mai come in questo film il cinema si nutre di se', e cresce.