Commedia

VI PRESENTO I NOSTRI

TRAMA

Nuova riunione di famiglia a casa Fotter. L’occasione è il compleanno degli ultimi arrivati, i due gemellini Henry e Samantha.

RECENSIONI

Una delle saghe comiche d'oltreoceano più superflue continua il suo stanco cammino. Dopo avere conosciuto i genitori di lei, rigidi e conservatori (Ti presento i miei), poi quelli di lui, fricchettoni e open mind (Mi presenti i tuoi?), alla terza puntata il titolo sembra alludere alla centralità della prole, una coppia di improbabili gemelli. Invece i nuovi arrivati sono solo lo spunto per l'ennesima riunione di famiglia, con la riproposizione, senza troppe varianti (a parte la regia, che passa da Jay Roach a Paul Weitz), dei conflitti già noti: l'imbranato protagonista Ben Stiller ancora in cerca di accettazione da parte dell'inflessibile e sospettoso suocero Robert De Niro, ex-agente della Cia.

Ovviamente la regola dei sequel impone che a ogni puntata la posta debba essere alzata e così, per compensare l'assenza di idee nuove, aumenta il già ragguardevole numero di star: arriva la sexy rappresentante farmaceutica Jessica Alba, compare l'operaio scansafatiche Harvey Keitel e si aggiunge al cast anche la solitamente più impegnata Laura Dern. Il tutto a beneficio più che altro dei titoli di testa. Il racconto procede infatti sgangherato e poco organico a causa di una sceneggiatura che ha subito evidenti rimaneggiamenti, pare soprattutto per i capricci di Barbra Streisand, che avrebbe accettato all'ultimo, e Dustin Hoffman, giunto a un accordo con la Universal a film già terminato.

A una prima parte piuttosto moscia segue un epilogo più scoppiettante, ma tutto, dalle gag fruste (non mancano viagra, vomiti e puzzette), alle caratterizzazioni a senso unico dei personaggi, alle digressioni che sanno solo di riempitivo (la parentesi nella scuola privata, i lavori nella casa nuova), ai tempi comici non proprio elettrizzanti (tra le altre, la sequenza di Stiller a "bagno" nelle palline colorate che scimmiotta Lo squalo, idea simpatica prolungata oltremodo), soggiace a un approccio che sembra vecchio di cinquant'anni. Se non fosse per gli aggiornamenti "medici" all'attualità e a qualche citazione sembrerebbe davvero di essere rimasti fermi agli anni Cinquanta, con genitori ingombranti a cui opporsi con fermezza sembra l'ultima delle ipotesi, la famiglia come baluardo inattaccabile, l'accettazione passiva e mai problematica di status symbol discutibili (la villa, la scuola "in", il lavoro titolato) e il sesso come vera e propria ossessione che le parole fingono di liberalizzare ma che i fatti continuano a mortificare. Si dirà che è una commedia, non un trattato sociologico, ma la compiacenza dell'intera saga nei confronti di valori così reazionari è peculiare, e forse significativa per interpretare l'ipocrisia del presente. Contenuti retrivi a parte, che comunque un peso ce l'hanno, il film scivola senza picchi, offre qualche risata e rimesta con mestiere nel già visto grazie soprattutto alla verve degli interpreti: che anche l'America abbia trovato il suo cine-panettone?