Drammatico

VI PRESENTO CHRISTOPHER ROBIN

Titolo OriginaleGoodbye Christopher Robin
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2017
Durata107'
Fotografia

TRAMA

Di ritorno dalla Grande Guerra, il commediografo A.A. Milne fatica a riprendere la propria vita. Ritiratosi nel Sussex per cercare la serenità nella natura, viene abbandonato dalla moglie, che lo lascia solo con il figlio, Christopher Robin. Ispirandosi ai giocattoli del figlioletto, lo scrittore creerà il magico mondo di Winnie the Pooh. Ma quando il successo li travolge, la famiglia rischia di pagare un prezzo troppo alto.

RECENSIONI

Nulla contro i film sui buoni sentimenti (quante decine potremmo nominarne di meravigliosi?), ma Vi presento Christopher Robin è un film così sciattamente maldestro e poco ispirato che ogni granello di zucchero si fa subito glicemia. Il regista Simon Curtis non ha certo mai brillato per acutezza, ma gli sforzi precedenti (Marilyn, Woman in Gold) presentavano, nella loro convenzionalità, una confezione se non altro solida e luccicante. Al contrario, quest’ultimo lavoro procede indifferente a se stesso, a cambio automatico costante, passando distrattamente in rassegna una serie di temi anche potenzialmente interessanti, ma affrontati con la meccanicità di un taglio seriale con l’accetta: il dramma della grande guerra come evento di portata traumatica inedita, soprattutto per la classe intellettuale che vede ridotta in frantumi la propria visione ideale del mondo; i disturbi di natura psicologica che derivano dall’esperienza e il loro potenziale distruttivo in ambito sia privato che sociale; il rifugio in un’arcadia di innocenza fanciullesca come luogo dell’anima indispensabile per innescare un motore creativo che porti al riscatto personale e artistico; la corruzione spirituale indotta dai meccanismi di commercializzazione dell’opera letteraria. Tutti temi nobili e interessanti (anzi alcuni, soprattutto quelli legati alla messa in atto della macchina industriale, anche molto interessanti, soprattutto in prospettiva storica), che però vengono passati in rassegna superficialmente, banalmente illustrati, mai realmente affrontanti. Scelta questa, si potrebbe obiettare, in linea con l’idea del film di essere semplicemente un veicolo di intrattenimento per famiglie, magari dal sapore natalizio, e non un dramma dalla zavorra pensosa. Ma se, da un lato, nulla vieta alla leggerezza e ai buoni sentimenti di emergere da contesti narrativi adeguatamente proposti, dall’altro il film inciampa ad ogni passo in una generale indecisione di toni, confuso fra uno spirito forzatamente melanconico e uno, altrettanto stucchevole, di vena più didattica e zuccherina. Lo perdoneremo come un peccato veniale a Domnhall Gleeson e Margot Robbie, attori altrove più che convincenti, qui protagonisti di facciata, (dis)impegnati in performance frettolose. Ad uscirne sconfitti più di tutti, alla fine, sono Winnie Pooh e gli amici del bosco dei cento acri, sacrificati (e inutilmente scomodati) da una narrazione che mette tanta carne al fuoco per non interessarsi davvero a niente.