Horror

VENERDÌ 13 (2009)

Titolo OriginaleFriday the 13th
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2009
Genere
Durata99'
Fotografia
Montaggio
Scenografia
Costumi

TRAMA

Jason Voorhees is back! E 12.

RECENSIONI

La violenza degli anni ’90 è una violenza da parodia, agli antipodi di quella che si vede nei ’70 (Wes Craven). E quella degli ’80? Prevedibilmente a metà del guado. Craven la violenza cupa e feroce dei ’70 l’ha inaugurata, con quel L’ultima casa a sinistra che diede il la al filone rape&revenge . Carpenter segnò un passaggio di consegna tra decadi, nel ’78, con Halloween, che avrebbe marchiato il decennio successivo all’insegna dello stalk&slash dai contorni sempre più rarefatti in termini di “serietà” e che, anche in virtù di una sequel-izzazione parossistica, avrebbe lasciato via libera al decostruzionismo più o meno parodico dei ’90, con lo stesso Craven a chiudere in qualche modo il cerchio (Nightmare – Nuovo Incubo e ovviamente i 3 Scream).

Il terzo serial seminale, in termini di caratterizzazione della decade ottantesca, oltre ai citati Halloween e Nightmare, è stato sicuramente Venerdì 13: ancora un killer (sopran)naturalmente inarrestabile che anno dopo anno, dall’80 all’89 (più un fuori quota classe ’93 più il trasversale Freddy vs. Jason per un totale di 11 capitoli), insegue e trucida in modo fantasioso vittime preferibilmente giovani, scapestrate e sessualmente attive. Questi tratti connotativi, all’insegna del sex, drugs and slash&roll sono quelli fedelmente riprodotti da Marcus Nispel nel nuovo remake patrocinato da Michael Bay. Si trattava però di un ritorno all'origine impossibile se non in termini aspecifici: caso curioso e unico nella storia del Genere, il capostipite della serie è quasi un apocrifo della serie stessa (cfr. Halloween III), visto che l'icona Jason protagonista della saga (e coprotagonista del decennio con Freddy Krueger e Michael Myers) sostanzialmente non compare nel film (superfluo ricordare che è la madre di Jason la responsabile della carneficina e che Jason salta - "oniricamente"? - fuori dal lago solo nel finale). La cosa assume contorni quasi paradossali, se si pensa che questo primo thriller non soprannaturale venato di giallo è il padre del più sovrumano e fantasy dei serial killer, tecnicamente invincibile e letteralmente immortale, destinato a uccidere nei secoli dei secoli (cfr. lo sguaiato e spassoso Jason X).

Venerdì 13 non è, dunque, un remake ma più un sequel non tradizionale, meglio ancora un alla maniera di ; il film di Nispel riproduce e ripropone i pochi tratti salienti della serie (e del “genere” tutto) per reiterarli in semplice accumulo, con un pretestuoso barlume narrativo a fare da contorno (la recherche della ragazza perduta, catturata dal nostro perché gli ricorda mamma Pamela). Il problema è che questo saggio di filologia caciarona poteva benissimo terminare dopo il prologo ante titoli di testa (una specie di mediometraggio di una mezz’oretta abbondante) nel quale dei twenty-something bevuti e fumati campeggiano dove non dovrebbero, si raccontano storie spaventevoli davanti al fuoco, si ubriacano, si avventurano nei boschi, copulano e vengono trucidati a colpi di machete dal buon vecchio Jason Voorhees. Un florilegio di clichè che interessa, ovviamente, anche la regia, con abuso di irruzioni improvvise dal fuori campo e rapide panoramiche che mostrano il mostro in(?)aspettatamente “a ridosso” della vittima di turno. Tutto qui. Ma tutto sommato ben fatto, con leggerezza, intenzionalità, consapevolezza e il Santo Protettore della “densità” (indotta dalla brevità) a salvare capra e cavoli. Solo che poi inizia il film e la solfa prosegue, assai meno densa, per un’altra ora abbondante. Certo lo si potrebbe (ri)guardare come un porno (o come Jurassic Park, cfr. DFW in Una cosa divertente che non farò mai più ), col dito sul Fast-Forward alla ricerca degli efferati omicidi, ma il film, anche da quel punto di vista, naviga nell’ordinario più ordinato, con appena qualche ideuzza capace di strappare sorrisi compiacenti [l’uccisione della ragazza in topless, che condensa in un’unica sequenza tutto il senso dell’operazione: bella ragazza disinibita viene inseguita da Jason e “punita” per la sua sfrontatezza con una sequenza “a effetto sorpresa” in cui la Nostra sembra salvarsi (è sotto il pontile, Jason sembra non vederla e allontanarsi) ma poi il machete penetra lo schermo dal fuori campo superiore, le infilza il cranio e Jason la solleva quanto basta per far emergere dall’acqua le di lei invidiabilissime tette].

Volendo, si potrebbe comunque lodare l’operazione di mimesi operata dalla coppia Nispel/Bay, con le loro copie isomorfiche rispetto agli originali: come Non aprite quella porta (2003) era film teso e robusto in virtù dell’archetipo (e della decade) di riferimento, così questo Venerdì 13 è film scemotto e vaporoso in omaggio alla vaporosa scemenza del primogenito degli ’80 orrorifici… però, insomma, si rischia il sofisma da critica teoretica e poi ‘sto film è davvero palloso. Co-produce Sean Cunningham, regista del primo Venerdì 13 nonché produttore de L’ultima casa a sinistra del quale si è detto in apertura.