Commedia

UOMO D’ACQUA DOLCE

NazioneItalia
Anno Produzione1997
Genere
Durata90’

TRAMA

Un professore di Storia perde la memoria: si ripresenta a figlia e moglie dopo cinque anni, ma quest’ultima ha un nuovo compagno.

RECENSIONI

Cabarettista esploso con lo show televisivo "Mai dire gol", Antonio Albanese esordisce all'insegna di una comicità dolceamara, poetica, semi-surreale, assai rara nel panorama nostrano. Rievoca i classici del muto fino a Jacques Tati, gioca di laconicità, gestualità buffissime, facce e modi da cartone animato, facendo sì che il suo personaggio (modellato su quello teatrale, celebre, di Epifanio) ispiri la tenerezza del "pesce fuor d'acqua" (quella dolce, del Lago di Como), del diverso che, con tenacia e dolcezza, vuole riprendersi la vita che un gioco del Destino gli ha tolto. Non ha bisogno di dare troppe spiegazioni a chi gli sta intorno, perché i puri di cuore non parlano, "sono" senza compromessi. I "cattivi" non sono tanto i liberisti senza scrupoli o gli snob, quanto chi maschera i propri sentimenti. Antonio ha perso la memoria, il tempo, non il cuore. Si ride parecchio con l'ironia dell'assurdo e del nonsenso tipica di quest'artista che non teme confronti con gli internazionali "Mr. Bean", ma è il fondo di malinconia, quella strana malia sottotono, ben puntellata dal commento sonoro per archi di Nicola Piovani, ad infondere all'opera, invero giocata sul risaputo spunto della perdita di memoria e della vita perduta, il suo carattere specifico. Momenti irresistibili quando il protagonista balla scatenato al richiamo della musica, insegue l'oca nel parco, percorre tutto il lago in barchetta, fugge dai tenori e dal loro canto di "morte".