Commedia, Recensione

…UN INCENDIO VISTO DA LONTANO!

Titolo OriginaleEt la lumière fut
NazioneFrancia
Anno Produzione1988
Genere
Durata105'

TRAMA

Villaggio di capanne nel Senegal: fra riti tribali e piccole scaramucce, la vita scorre tranquilla e in sintonia con la Natura. Fino all’arrivo dei camion per il disboscamento.

RECENSIONI

E fu la luce, per due volte: lo spettacolo del tramonto che incanta i "primitivi" e quello di un incendio apprezzato dai bianchi "civilizzati". Due tipi di sguardo, due tipi di cinema. Otar Iosseliani, a sorpresa, sposa quello favolistico africano di Idrissa Ouedrago, trapiantando le sue "arie georgiane" nel continente nero, simulando un documento etnografico che, in realtà, sfuma in modo sornione nel fantastico (il decapitato redivivo), in virtù di un apologo ecologista, politico e anti-occidentale. La comunità che descrive è quella ideale, in simbiosi con la Natura: magia e riti scandiscono e risolvono le problematiche quotidiane contemplando, senza renderle traumatiche, la nascita, la morte, la separazione, le pari opportunità. È l'equilibrio, il vero "comunismo" che non corre parallelo al progresso ma s'adatta all'ecosistema. È buffo vedere donne che cacciano antilopi e maschi, divorzi e matrimoni affrontati con disinvoltura, dèi benevoli che ascoltano le preghiere dei fedeli. Ma sulla serenità di questo villaggio asterixiano che parla il linguaggio del cinema muto (è in "lingua originale" con didascalie avare) grava l'infausta ombra della Civiltà, annunciata da un mostruoso camion e da una ruota della discordia. Al contrario di noi spettatori, il "buon selvaggio" non comprende subito la portata devastante dell’evento e gli ultimi quaranta minuti sembrano trascinarsi a fatica, con un fill-in superfluo e schematico (il “selvaggio” indottrinato da varie "chiese") e una conclusione con la tragedia sottotono che diventa un sussurro assordante, in quanto reiterato nel tempo cinematografico. Il lavoro con gli attori non professionisti è straordinario.