Libro

TUTTE LE ORE FERISCONO, L’ULTIMA UCCIDE!

Anno2018
Prezzo14
Pagine128
CollanaI migliori film della nostra vita
ISBN9788884409980

Recensione di Luisa Carretti

Mi capita ancora troppo spesso di accennare al cinema di Jean-Pierre Melville e ricevere per tutta risposta “Melville chi? L’autore di Moby Dick?” dal mio interlocutore.

Considerato un dilettante con velleità intellettuali dall’ambiente cinematografico francese degli anni Quaranta, osannato dai giovani dei “Cahiers du cinéma” entusiasmati dalla scioltezza stilistica delle sue prime opere, Jean-Pierre Melville resta uno dei grandi incompresi della storia del cinema.

Nonostante nel suo periodo d’oro abbia sfornato successi commerciali campioni di incassi, nonostante abbia rivoluzionato per sempre il modo di fare cinema poliziesco in Francia, nonostante abbia influenzando profondamente autori del calibro di Quentin Tarantino e John Woo.

Alessandro Baratti, autore di Tutte le ore feriscono, l’ultima uccide! edito da Gremese, ha il merito di far uscire il dibattito su questo autore dal circuito dei cinéphile per restituirgli il posto che merita. Quello di un grande regista di cinema poliziesco, egocentrico, accentratore, ma geniale la cui opera e la cui vita sono state segnate da un paradosso che Alessandro Baratti ha definito a ragione paradosso Melville.

E lo indaga partendo dall’analisi di uno dei film più controversi, quello che ha segnato una cesura nella sua carriera: la chiusura del sodalizio con i “Cahiers du cinéma” nato alla fine degli anni Quaranta e l’inizio di una controversia legale con José Giovanni, autore del romanzo Le Deuxième Souffle di cui Tutte le ore feriscono l’ultima uccide! è l’adattamento “fedelmente infedele”.

La prima parte del libro è tutta dedicata al confronto accurato fra le sequenze narrative del romanzo e le sequenze del film, sempre sospese fra un tentativo di aderire al realismo del romanzo e allo stesso tempo di prenderne le distanze per attribuire loro una marca stilistica e di senso esclusivamente melvilliana fatta di astrazione, dilatazione e silenzi.

Un’analisi ripresa poi nella seconda parte del libro, in cui la riflessione sul film permette all’autore di individuare un decalogo dei più sorprendenti paradossi dell’universo melvilliano.

Alessandro Baratti, in dieci punti,  riesce a evidenziare le contraddizioni di un’opera feconda, dirompente per il suo continuo oscillare fra classicità magnificata e sperimentazione spregiudicata, e fornire un ritratto impietoso e allo stesso tempo venerante di un titano del cinema.

Una figura controversa, un outsider solitario e misantropo, ancora scomodo per la sua capacità di raccontare, astraendola, la degradazione del reale e dell’umanità che popola il suo universo.

 


Presentazione del libro a cura della Redazione

«Le Deuxième souffle è il mio film più personale. Questo può sembrare paradossale poiché è ricavato da un libro»: parola di Jean-Pierre Melville.

Nonostante il successo di pubblico e di critica, Tutte le ore feriscono, l’ultima uccide! (1966) è il film che sancisce lo strappo tra Jean- Pierre Melville e i «Cahiers du Cinéma», segnando l’interruzione di un sodalizio nato alla fine degli anni Quaranta e proseguito felicemente nel decennio successivo. Con l’adattamento del romanzo di José Giovanni pubblicato nel 1958 nella prestigiosa «Série noire», Melville mette finalmente a punto il suo sistema paradossale, coniugando ambiguità dei personaggi e maestosità della forma, nostalgia per la classicità perduta e trasfigurazione spregiudicata della modernità. È il “paradosso Melville” che questo libro intende indagare, tracciando un profilo dei suoi tre volti, mettendo in luce la ricaduta teorica della sua prassi cinematografica e procedendo a un confronto serrato tra la materia letteraria di Giovanni e la singolare trasposizione cinematografica allestita dall'”imperatore di rue Jenner”. Nonché, infine, ravvisando in Tutte le ore feriscono… l’osservatorio ideale per apprezzare l’impressionante numero di contraddizioni che connotano, pur in tutta la sua ricchezza e fecondità, l’intera opera del regista.

Alessandro Baratti, redattore della rivista di critica cinematografica on line “Gli Spietati” dal 2004, ha collaborato con più festival del settore e si occupa da anni di cinema pubblicando su svariate altre riviste. Nel 2015 ha curato l’apparato critico del libro Béla Tarr. Il tempo del dopo di Jacques Rancière, pubblicato dalla casa editrice Bietti.