Commedia, Spionaggio

TRUE LIES

Titolo OriginaleTrue Lies
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1994
Durata140'

TRAMA

Un agente segreto in perenne incognito deve sventare un attentato e salvare il proprio matrimonio.

RECENSIONI

Ossia, come invertire la contrapposizione rischiosa professione/tranquillità familiare: l’intempestiva salvaguardia del focolare domestico rischia di compromettere gli esiti lavorativi. Se nel cinema di Hitchcock (e di troppi penosi imitatori) ricorre la figura dell’uomo comune coinvolto in circostanze straordinarie, il film di Cameron vede una superspia costretta a nascondere la propria anomalia con una maschera di quotidiana mediocrità, integrata dall’immortale pretesto del “viaggio d’affari”.
Spy movie comme il faut, condito da un umorismo piuttosto grezzo (le scene d’azione sono tanto lambiccate da risultare grottesche), True Lies gioca le carte più interessanti nel titolo e nell’intreccio, un dedalo di bugie incrociate [e non sempre perfettamente congegnate, ma è vero che il cinema è regno del(l’in)visibile, non del verosimile] nel quale tutti i personaggi negoziano la realtà (con esiti più o meno felici) per realizzare un progetto (la verità di ciascuno). Il finale cancella gli indizi esistenziali e riconduce il tutto al genere di partenza/pertinenza, ma non può eliminare gli spunti ironicamente rivelatori contenuti nella parte centrale (una signora può togliersi i vestiti e danzare in modo sensuale davanti al marito solo dietro minaccia di morte, e comunque non può e non deve farsi da lui toccare).
Cameron orchestra con ironica enfasi e ritmo martellante, ma non va oltre un corretto svolgimento di un tema di per sé non molto originale. Schwarzenegger resta in attesa del ruolo brillante che insegue da anni, e viene naturalmente oscurato da commedianti scatenati come Jamie Lee Curtis (il trionfo del miscasting) e Bill Paxton.

Come ravvivare le secche di un rapporto di matrimonio diventato routine? Come diventare eroe agli occhi di una figlia che idolatra solo Madonna e Axl Rose? James Cameron non realizza solo un action movie, ma anche una gustosa parabola sulla famiglia ed i suoi valori, dove ogni elemento del genere spionistico si trasforma in un'allegoria della relazione di coppia, fra fedeltà e suoi molestatori da allontanare (Henry che si serve dello staff della Cia per spiare la moglie e il suo amante), menzogne (l’interrogatorio, il siero della Verità), riscoperta del desiderio sessuale (la “trasformazione” in corpo-da-favola di Jamie Lee Curtis, il sexy tango di Tia Carrere) e voglia d'evasione (vengono realizzate le fantasie d’avventura della moglie attraverso un personaggio squallido e fasullo che imita proprio la vera attività del marito). In questo rifacimento di La Totale di Claude Zidi (1991) con più mezzi, non mancano le mirabolanti e costose sfide all'ultimo sangue cui il regista ci ha abituato (splendidi, per l’epoca, effetti digitali invisibili, ma anche molti stunt tradizionali), ma il tutto è condito con il gusto del paradosso, della commedia degli equivoci, della parodia del genere spionistico, senza per questo allentare la tensione drammatica della “guerriglia” e del pericolo. Non sono molto originali né le gag, né le invenzioni drammatiche o d'azione (per quanto le sequenze del "siluro umano" e del jet "Harrier" meritino un posticino nella storia del cinema), ma l’opera sa compensare con tocchi di classe simpatici, come quelli citazionisti (Indiana Jones, Intrigo Internazionale), metacinematografici (i cattivi che ripetono la "scena" perché la batteria della camera era scarica; Tom Arnold che urla “Si va in scena! Non guardate il flash!” allo scoppio della bomba), liricamente grotteschi (il bacio non al tramonto del sole, ma del fungo) o semplicemente spassosi (il dialogo con il presunto amante; il mitra che falcia i nemici rotolando per le scale; il cartello “no parking” per il jet che atterra; il rinculo del bazooka).