Commedia

TI PRESENTO I MIEI

Titolo OriginaleMeet the Parents
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2000
Genere
Durata107'
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Un giovane infermiere decide di chiedere alla sua fidanzata di sposarlo ma deve, prima, conoscere i futuri suoceri. Si trova così in balia del severissimo padre della ragazza, esigente ed ossessivo. La permanenza sotto il suo tetto si rivela un vero incubo.

RECENSIONI

Dopo Terapia e pallottole un altro grande successo nella commedia pura per Robert De Niro. Dopo il demenziale Tutti pazzi per Mary e l'"alleniano" Tentazioni d'amore una storia tagliata su misura per Ben Stiller, a metà strada fra i generi rappresentati dai due film precedenti.
E' un'operazione perfettamente riuscita questa commedia vecchio stile in cui i padri sono ancora gelosi, nonostante i tempi, ed affrontare i suoceri può costituire un trauma, convivere con loro una ipoteca sull'armonia della coppia. Qualche equivoco, elemento sempre efficace, qualche gag puramente comica, una buona dose di romanticismo, ritmo sostenuto, una musica adeguata ed il gioco è fatto. La vicenda non è certo originale, nulla viene veramente approfondito, ma le risate non mancano, e quasi sempre senza dover ricorrere alla vera volgarità. Grazie anche al viziatissimo Sfigatto (assurdo ma divertente adattamento italiano, come anche Fotter, il cognome del protagonista), impagabile fonte di guai. Se il contorno è di certo ben costruito e funzionale al divertimento del pubblico, i veri mattatori rimangono i due protagonisti, ben scelti ed affiatati. Stiller sa fare benissimo la vittima, il capro espiatorio, il combina guai irrecuperabile ma simpatico, l'innamorato onesto che suscita tenerezza. E conferma una volta di più che le donne preferiscono i candidi imbranati (come Hollywood da sempre sostiene mortificando, solo sullo schermo, il fascino dei soldi e, talvolta, persino dei muscoli). Eppure non è difficile intuire da alcune espressioni del giovane attore potenzialità che vanno oltre i ruoli comici, sicuramente oltre quelli demenziali. De Niro non è nuovo alle svolte che fanno sembrare immensamente lontani i personaggi di Scorsese (e non solo quelli); sceglie il registro giusto e riesce sempre a riempire lo schermo.
Due scene dimostrano che la commedia non è un sottoprodotto da snobbare a priori: quella della macchina della verità ed il match di Stiller con la sorridente e terribile assistente di volo.

Il cinema ha il grande potere di essere specchio dei tempi, sensibile termometro di evoluzioni sociali e generazionali o semplice, ma non per questo meno efficace, registratore o anticipatore di mode e tendenze. Risulta quindi davvero sconfortante vedere un film cosi' conservatore che potrebbe essere stato girato e ideato anche trenta o quarant'anni fa. Probabilmente il suo unico scopo e' creare situazioni divertenti, ma il suo assecondare aspetti sociali retrivi e incorniciare amori anemici con un umorismo che non diventa mai vera ironia, pone piu' di un dubbio sul futuro, e non solo del cinema.
Lui e' un ragazzo che ha interrotto gli studi per lavorare come infermiere, lei una maestrina d'asilo adorata dai suoi bambini. Il week-end a casa dei genitori di lei per presentare il fidanzato alla famiglia, si trasforma presto in incubo. Il padre di lei, infatti, e' quanto di piu' rigido e tradizionalista si possa immaginare. Seguono tutta una serie di inconvenienti e malintesi fino agli immancabili chiarimenti finali.
Si comincia a guardare il film con un sorriso che si smorza pero' sempre di piu' fino ad assumere, al termine della visione, i connotati di una smorfia. La commedia non presuppone per forza una critica sociale, ma nemmeno un conformismo cosi' asservito alla logica di mercato. All'inizio si sta al gioco volentieri, poi la prevedibilita' delle situazioni finisce con l'irritare e suscita domande spontanee che disturbano presto la presunta leggerezza del progetto: ma perche' lui deve dimostrare, e si sente di doverlo fare, di essere diverso da quello che e'? In fondo non sono innamorati? Perche' lei e' cosi' compiacente nei confronti del padre e arriva addirittura a lasciare il fidanzato (seppure per poco) a causa del giudizio negativo del genitore?
La sensazione e' che amore resti una parola pronunciata piu' volte ma priva di spessore, una facciata con dietro il vuoto (bella casa, buona posizione, bella macchina). E il tono e' solo superficialmente critico, mentre in realta' asseconda questi non-valori a piene mani. Basta pensare che la coppia si ricompone dopo che lei e' riuscita a dimostrare ai genitori che il fidanzato aveva passato con ottimi voti gli esami di ammissione all'Universita'. Quanto al livello primario di far ridere, bisogna riconoscere che qualche battuta simpatica c'e' (piu' che altro quelle dei trailer) ma l'andamento e' tutto sommato piatto e non diventa quasi mai spumeggiante. Anzi, i pochi spunti divertenti vengono bruciati in fretta (la macchina della verita', l'ex-fidanzato di lei) e con poca verve.
Per ultimo, colpisce una battuta in cui i giovani fidanzatini dicono "se abbiamo superato questo week-end possiamo affrontare qualsiasi cosa!". Beh, viene proprio da pensare: "poveri loro!" Se il loro amore incommensurabile e profondo rischia di essere distrutto per la coda dipinta di un gatto o per un orribile gazebo in faggio boliviano trasformato in cenere, significa che la loro vita di coppia e' appesa a un filo! Ma questo e' sicuramente un altro film!