Supereroi

THOR: THE DARK WORLD

TRAMA

I nove regni stanno per ri-allinearsi: incombe la minaccia di Malekith l’elfo oscuro. Nel frattempo, Loki è in prigione e, per Odino, Thor sarà il degno successore al trono.

RECENSIONI

Il trono di Taylor

La Marvel ha l’ultima parola sulle sue creature cinematografiche ma, per non standardizzare troppo i risultati, le affida ad artigiani portati per la materia o a registi dalla spiccata personalità disponibili al giogo della formula azione - meraviglie digitali - commedia – tormenti - sentimento: Alan Taylor è stato scelto per l’esperienza sul set de Il Trono di Spade (da cui eredita direttore della fotografia e stilemi), non certo per gli esordi cinematografici di tutt’altro stampo, vedi Palookaville, e ha reinventato (bene) Asgard in chiave realistico-vichinga, sconfessando la patina fiabesco-kitsch della precedente versione di Kenneth Branagh, perdendo però il fascino di leggende norrene fatte di dèi e non super-uomini, nel momento in cui rimarca continuamente la natura di “extra-terrestri” dei personaggi. Con la complicità degli sceneggiatori (anch’essi rinnovati), preferisce battaglie che popolino i Cieli, per quanto si riservi di ambientare l’ultima, spettacolare nell’idea dei portali, a Greenwich (Londra). Dopo un prologo che svela troppo le traiettorie del racconto a venire, replica la tragedia greco/biblica dei fratelli in conflitto (anche) per l’amore del Padre (altezzoso e fallibile), trovando un villain (Malekith) poco temibile (per quanto reinventato rispetto al fumetto) e donando più spazio da simpatica canaglia al Loki di Tom Hiddleston, cui spettano il finale a sorpresa e le battute nel buddy movie con inversione di ruoli (Thor tradisce il padre, Loki è illusione d’eroe). Nel Thor di Branagh, per quanto potenziali e non sviluppati, c’erano i semi (derivati dal fumetto) di un universo originale ed anomalo rispetto alle produzioni Marvel, la messinscena era drammaturgicamente meno sbarazzina ma iconograficamente meno cupa: Taylor abbandona i compromessi, abbraccia una ricetta collaudata soppesandone abilmente gli ingredienti fra avvincenti duelli e colpi di scena, meravigliosi effetti speciali, divertenti (troppe) gag (da citare: quella del cellulare e quella della metro), intrighi e crucci, lirismi (il funerale con materia stellare), sentimento (sullo slabbrato). 3D da postproduzione, due promo nei titoli di coda: per Guardians of the Galaxy e il serial Agents of S.H.I.E.L.D.