Drammatico

THESE FINAL HOURS

Titolo OriginaleThese Final Hours
NazioneAustralia
Anno Produzione2013
Durata87'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Un meteorite ha colpito il nostro pianeta. La crosta terrestre si sta rivoltando come un calzino in uno tsunami di fuoco. L’ultimo continente che verrà distrutto sarà l’Australia. Mancano solo 12 ore e James, messosi in viaggio, cerca di capire come vivere gli ultimi istanti della sua vita.

RECENSIONI


Alcool, droga e sesso. James è prima di tutto un corpo e di fronte all’inevitabile fine sono gli impulsi più viscerali a essere assecondati, via di fuga per evadere e non sentire. Con l’apocalisse alle porte però anche la consapevolezza è dietro l’angolo, non tanto nelle vesti di una semplice accettazione, quanto in quelle di un viaggio dentro i residui di una moralità e dignità umane non ancora del tutto perdute. Ecco quindi che l’on the road si presenta come un percorso testamentario dell’ultimo uomo sulla Terra, l’unico in movimento, che osserva la degenerazione imperante dei suoi simili e se ne allontana. Sarà l’incontro con Rose l’imprevisto fatidico che cambierà radicalmente il valore delle sue ultime 12 ore e lo riporterà, dopo una “caduta” nella disperazione collettiva, al punto di partenza, chiudendo un cerchio che vede l’amore guardarsi in faccia nell’ultima immagine che tutto brucia, sostituendo un amplesso automatico con il romanticismo di un abbraccio.


Immerso in un giallo ocra che vorrebbe trasmettere fotograficamente l’immanente armageddon (non riuscendoci), These Final Hours si muove nei territori del pulp e del fumetto, carica le fattezze dei tipi umani sopravvissuti, giochicchia malamente con un montaggio che veicola una certa superficialità estetizzante. Manca il tempo, la sua percezione, il conto alla rovescia. Lo sguardo rifugge volontariamente ogni componente action e dinamica per sposare un’idea di doomsday intimo, a suo modo sentimentale, ma anche in questo si accontenta di un livello a dir poco letterale, semplicistico, tra simboli palesemente costruiti (la giungla di situazioni disumane che incontriamo lungo il tragitto) e sequenze in cui l’emotività, sotto la rude scorza della paura, è finta quanto lo Spring Breakers a casa della fidanzata di James.L’immaginario di riferimento si limita alla rimasticatura pop e appiattisce ogni sottotesto morale, lo confina nella banale retorica, dove tutto è sì travestito (nel climax finale potrebbe apparire anche Steven Tyler che canta), ma anche brutalmente elementare.
Per fortuna muoiono tutti.