Serie TV

THE WALKING DEAD

Diary Of The (Walking) Dead

_x000D_Gli Spietati, con l’intempestività che li contraddistingue, iniziano dunque a occuparsi di televisione. Si _x000D__x000D_parte con The Walking Dead, serie che dovrebbe interessare tutti gli zombi-freaks che si _x000D__x000D_rispettino (tra i quali potete tranquillamente annoverarmi). La “forma” sarà quella del diario (una specie), _x000D__x000D_aggiornato ovviamente di settimana in settimana, dopo la visione di ciascuno dei sei episodi previsti per la prima _x000D__x000D_stagione.

Episodio 1 – I giorni andati
Niente male. Al momento si potrebbe dire che Darabont conferma la sua seconda (diciamo pure prima) giovinezza _x000D__x000D_registica, dopo l’inatteso exploit di The Mist. Il prologo è subito un buon esempio di _x000D__x000D_suspense stratificata, nel quale l’ombra del dubbio (siamo in medias res o lo Z-Day non è ancora _x000D__x000D_arrivato?) consente di giocare sull’ambiguità della situazione e la (seppur telefonata) rivelazione della bimba zombi _x000D__x000D_è un piccolo pugnetto nello stomaco, con tanto di revolverata alla testa della morticina. Non gli è da meno l’incipit _x000D__x000D_vero e proprio, dove si puntualizza che la produzione, benché televisiva, non farà grossi sconti sull’effettistica _x000D__x000D_splatter (il cadavere divorato nei corridoi dell’ospedale), con Darabont che si concede qualche _x000D__x000D_sequenza/inquadratura/spot da ricordare (il dettaglio appena mobile sulla porta sbarrata, con le mani tipo Zio Tibia _x000D__x000D_che tentano di aprirla e la scritta cubitale DON’T OPEN DEAD INSIDE) e che comunque, dopo il praticantato del quarto _x000D__x000D_d’ora finale di The Mist, dimostra di saper gestire con gusto e senso della misura la post apocalisse, puntando sul _x000D__x000D_”quotidiano” del campo medio e del dettaglio significante in luogo della tronfiaggine del campo lunghissimo, a cui _x000D_ricorre(re) con parsimonia.
L’incontro con padre e figlio sopravvissuti è la prima parentesi propriamente televisiva. Ritmo e atmosfere _x000D__x000D_si normalizzano, si affaccia il sentimentalismo (mamma-zomba e il bambino che la piange) e di lì a poco vengono _x000D__x000D_introdotti i germi destinati a sostenere la progressione drammatica della serie (c’è anche una classica storia di _x000D__x000D_corna pregresse, e non è difficile immaginare le conseguenze che le ramificazioni cefaliche avranno sul re-incontro _x000D__x000D_Grimes-mogliefiglio-excollega). Tutto prevedibile e dovuto, sia chiaro, ma il prodotto si rivela per quello che è e _x000D__x000D_si affaccia un pizzico di noia con qualche dubbio sui 5 episodi a venire. It’s only TV, baby. Il tempo di _x000D__x000D_assopirsi piacevolmente, quindi, tra sprazzi di western postmodernamente catastrofico (lo sceriffo a cavallo nella _x000D__x000D_landa desolata) che il Pilota arriva alla fine con una attesa e salutare accelerazione, nella Atlanta in mano agli _x000D__x000D_walkers: assedio al povero Grimes, cavallo smembrato, fuga nel carrarmato, voce alla radio che tira la _x000D__x000D_volata verso l’episode II, plongée vertiginosa.
Niente male, si diceva. Giusto un paio di perplessità, apparentemente ininfluenti ma che, personalmente, ho _x000D__x000D_trovato inopinatamente fastidiose: i boxer intonsi del protagonista al risveglio dal coma, evenienza igienicamente _x000D__x000D_poco realistica; il grande enigma dei film-sugli-zombi in cui non si sa niente dei film-sugli-zombi (nessuno fa cenno _x000D__x000D_alla riconosciuta classicità cinematografica dei “morti che camminano”); il fatalismo con il quale Grimes accetta la _x000D__x000D_realtà del fatto che il mondo è dominato dagli zombi (non fa nessun tipo di domanda sul quando, come e perché). _x000D__x000D_Perplessità alle quali se ne aggiungono due più sostanziali: 1) il passaggio di testimone registico. Nessuno dei _x000D__x000D_prossimi cinque episodi sarà diretto da Darabont e la cosa potrebbe pesare. 2) Come accennato, i germi di una _x000D__x000D_banalizzazione “televisiva” della serie si sono già intravisti. Questo primo episodio era molto (ben) giocato sui _x000D__x000D_tempi dilatati, le atmosfere e una blanda e non invasiva introduzione dell’intreccio. In un certo senso, data la _x000D__x000D_perizia di Frank Darabont, si andava sul sicuro. Temiamo che quando la storia vera e propria prenderà piede, le cose _x000D__x000D_potrebbe non mettersi benissimo.
Un’ultima nota sulle due versioni di questo primo episodio. Quello passato su FoxHD, canale della piattaforma _x000D__x000D_Sky, dura 45’, mentre l’episodio rintracciabile in rete, in versione originale coi sottotitoli, di minuti ne dura 66’ _x000D__x000D_ed è quello trasmesso dalla AMC negli Stati Uniti. I tagli sono frutto di un non meglio specificato accordo tra AMC e _x000D__x000D_Fox per “uniformare” le durate (tutti i prossimi episodi dureranno 45’). Fatto sta che, benché 21’ non siano pochi, i _x000D__x000D_tagli non risultano così incisivi come ci si poteva aspettare. I tempi nella prima parte sono ancora più dilatati, _x000D__x000D_c’è qualche dialogo aggiunto, la scena dell’uccisione del cavallo è decisamente più dettagliata e gore ma, _x000D__x000D_ribadiamo, non c’è niente di copernicano. Pare che Fox, comunque, stasera (7/11) trasmetterà la versione lunga, _x000D__x000D_visibile anche, in streaming, sul sito ufficiale Fox.
EPISODIO 2 – UNA VIA D’USCITA
L’episodio parte bene: una sequenza di _x000D__x000D_suspense boschiva da manualetto _x000D__x000D_dell’horror/thriller, tutta orchestrata con carrelli _x000D__x000D_laterali tra gli alberi, soggettive della protagonista _x000D__x000D_(Lori) e inquadrature asfittiche per dilatare il fuoricampo _x000D__x000D_minaccioso. E’ il classico falso positivo _x000D__x000D_perché gli zombi non arrivano, arriva invece Shane, _x000D__x000D_“l’amico” di Rick Grimes, che gli prende _x000D__x000D_la moglie more ferarum. Titoli di testa. Segue _x000D__x000D_altra idea niente male: la plongée a salire _x000D__x000D_che chiudeva il primo episodio è ripresa pari pari, a _x000D__x000D_scendere, sul carro armato. Dall’interno carro _x000D__x000D_armato, scatta la gradevole routine. Se I _x000D__x000D_giorni andati era atmosfera, Una via _x000D__x000D_d’uscita è azione citazionista pura. _x000D__x000D_La situazione è romeriana in modo imbarazzante, _x000D__x000D_ché Rick Grimes si ritrova in un centro commerciale _x000D__x000D_assediato dagli zombi con pochi sopravvissuti assortiti male _x000D__x000D_e litigiosi. Sic. La scrittura (di Darabont, dirige Michelle _x000D__x000D_MacLaren) è così così, i dialoghi _x000D__x000D_stentano un po’ e il personaggio della guest _x000D__x000D_star Michael Rooker è sfaccettato come una _x000D__x000D_lastra di travertino. Però, vuoi il grondare di _x000D__x000D_archetipi, vuoi il buon ritmo, vuoi il ragguardevole numero _x000D__x000D_di zombi, l’episodio si lascia guardare. E _x000D__x000D_l’escamotage per trovare una via _x000D__x000D_d’uscita è simpatico e inedito _x000D__x000D_nell’universo zombico “serio”. Come in _x000D__x000D_Shaun of the dead, anche qui ci si finge _x000D__x000D_walkers tra gli walkers, caracollanti e _x000D__x000D_mugolanti, con la trovata (invero rivelatrice, da un _x000D__x000D_punto di vista diciamo “cosmogonico” _x000D__x000D_dell’universo mortovivente) dell’odore _x000D__x000D_cadaverico come giustificazione dell’antropofagia non _x000D__x000D_cannibalica degli zombi (mangiano gli uomini ma non si _x000D__x000D_mangiano tra di loro. Questione di olfatto, pare). Viene _x000D__x000D_anche ribadito che gli zombi mangiano gli animali, evenienza _x000D__x000D_per nulla scontata, anche limitandosi al Maestro Demiurgo _x000D__x000D_Romero (ne La notte… si vedono zombi _x000D__x000D_mangiare insetti, poi silenzio sull’argomento fino a _x000D__x000D_Survival of the dead, nel quale la _x000D__x000D_questione assume importanza addirittura decisiva). In piena _x000D__x000D_omologia col primo episodio, anche qui il finale è _x000D__x000D_all’insegna dell’accelerazione: la rocambolesca _x000D__x000D_fuga da Atlanta rispetta tutti i cliché del genere, _x000D__x000D_con alcune citazioni letterali da Zombi (la _x000D__x000D_corsa al furgone/camion) tra le quali si insinuano _x000D__x000D_inquadrature strategiche che, di nuovo, proiettano lo _x000D__x000D_spettatore verso il prossimo lunedì (la cassetta _x000D__x000D_degli attrezzi rovesciata nei pressi di Rooker _x000D__x000D_incatenato… vuoi vedere che trova un seghetto o una _x000D__x000D_lima e si libera?). E così anche l’Episode _x000D__x000D_II è archiviato, coi nostri in fuga e la _x000D__x000D_prossima, possibilissima riunione della famiglia (allargata) _x000D__x000D_Grimes…

_x000D_

_x000D_Come previsto, meno atmosfera, meno fascino, _x000D__x000D_più azione e più (ma non ancora molta) _x000D__x000D_sostanza narrativa. Sceneggiatura così così _x000D__x000D_ma, insomma, questi walking dead deambulano ancora _x000D__x000D_con dignità.
EPISODIO 3 – BENTORNATO PAPA’
Ormai è chiaro che il prologo a effetto pre-titoli di testa ci accompagnerà per tutta la serie. Qui _x000D__x000D_ritroviamo Merle dove lo avevamo lasciato: ammanettato sul tetto del centro commerciale, con gli zombi che provano ad _x000D__x000D_aprire la porta. Ce lo ricordavamo bifolco razzista indifendibile ma, oggettivamente, si ritrova in una situazione _x000D__x000D_“antipatica” e il soliloquio delirante con cui apre l’episodio gli fornisce l’alibi dell’incapacità di intendere e di _x000D__x000D_volere. Vi è dell’empatia, insomma. Tornerà utile, perché la missione di salvataggio del (quasi) nostro sarà uno dei _x000D__x000D_due perni dell’episodio. L’altro, manco a dirlo, è la riunione di famiglia Grimes, col suo potenziale esplosivo _x000D__x000D_oggetto, almeno per il momento, di una detonazione solo parziale (Rick Grimes è un po’ tonto e non si accorge di _x000D__x000D_nulla, benché la moglie lo accolga con oggettiva freddezza – ma gliela dà, obnubilandolo – e la reazione del suo _x000D__x000D_migliore amico non sia molto distante da quella che ci si aspetterebbe da una pianta d’appartamento. Scintille solo _x000D__x000D_fra gli – ex? – amanti).
La sceneggiatura è marginalmente migliore di quella esibita nel secondo episodio: anche se non mancano _x000D__x000D_personaggi a-dimensionali (il fratello di Merle, probabilmente condannato dalla genetica), i dialoghi sono meno vieti _x000D__x000D_e c’è un minimo di attenzione al dettaglio (la spiegazione della relatività del “danno sonoro catalizzante” causato _x000D__x000D_dall’allarme dell’auto è abbastanza convincente). Si tratta comunque di un episodio (necessariamente?) _x000D__x000D_interlocutorio, “didascalico”, che approfondisce storia e personaggi, ma soprattutto allarga a ventaglio i possibili _x000D__x000D_sviluppi degli episodi a venire: uno zombi si spinge tra i sopravvissuti (futuro assedio all’accampamento?), le _x000D__x000D_tensioni all’interno del gruppo aumentano (il demente violento che picchia la moglie) e il gruppo stesso comincia a _x000D__x000D_disgregarsi (i “camperisti” pensano a una fuga in solitaria) per non parlare delle citate dinamiche del ménage a “4” _x000D__x000D_(moglie-marito-amante + figlio) e dell’appena iniziata operazione di recupero Merl, che liberatosi dalla _x000D__x000D_trappola in maniera Saw-iana, è presumibilmente vivo, sanguinante e vegeto, il che prefigura un epico _x000D__x000D_scontro tra “la squadra” e un’orda di zombi inferociti.

_x000D_

_x000D_La regia, stavolta affidata alla televisiva Gwyneth Horder-Payton, è, come si diceva una volta, “invisibile”. _x000D__x000D_Data la natura dell’episodio, ci può stare. Così come può starci anche la quasi totale assenza di zombi, che _x000D__x000D_diventano uno sfondo, un dato fenomenico pronto a irrompere, mugolio lontano sempre presente. Tra l’altro, difficile _x000D__x000D_non accorgersi di come la figura del morto vivente abbia una sua forza ormai autonoma, quasi prevaricante, che si fa _x000D__x000D_sentire, incombente, nel fuoricampo. Shane gioca nel lago col piccolo Carl? Uno zombi potrebbe uscire dall’acqua. _x000D__x000D_Rick parla con la moglie, nella tenda? Potrebbe entrare uno zombi da un momento all’altro. Suspense gratuita _x000D__x000D_e costante, senza che il/la regista abbia bisogno di metterci del suo. Zombie Power. Il titolo originale _x000D__x000D_dell’episodio era Tell it to the frogs, in Italia si è optato per un nedflandersiano Bentornato _x000D__x000D_papà.
EPISODIO 4 – VATOS
Episodio scritto da Robert Kirkman himself, per la gioia dei fans del fumetto. Ho però _x000D__x000D_qualche dubbio sul fatto che si tratti di gioia, come dire, ben riposta. Non che non manchino le “idee narrative”. _x000D__x000D_Stavolta il prologo è tutto di carattere umano/sentimentale, approfondisce il legame tra le due sorelle e _x000D__x000D_prepara il dramma che chiude l’episodio… innesta – come al solito – il germe della suspense ma lo fa in modo più _x000D__x000D_discreto, verboso, “scritto”. Funziona? Sostanzialmente sì, ma è un segmento parzialmente inficiato da doti attoriali _x000D__x000D_relative e, col senno di poi (ma anche no), è artefatto, denuncia in modo troppo spudorato la sua natura (e i suoi _x000D__x000D_intenti). Stesso discorso vale per il nucleo centrale dell’episodio, la tiratella sulle “apparenze che ingannano _x000D__x000D_bilateralmente” (due gruppi di “buoni” che si considerano, reciprocamente, “cattivi”). E non è tanto la banalità _x000D__x000D_dell’assunto a non funzionare quanto, di nuovo, l’eccessiva costruzione, anche truffaldina (gli “ospedalieri” sono _x000D__x000D_cinematografati con tutti i crismi – anche iconografici – del gangster movie più vieto e al momento della _x000D__x000D_rivelazione ci si sente ingenuamente raggirati più che sinceramente stupiti). Idee, si diceva. Idee non disprezzabili _x000D__x000D_ma un po’ schematiche, troppo concentrate, che sfociano nel didascalico e rubano spazio alla coerenza interna del _x000D__x000D_racconto (l’intermezzo dell’ospedale toglie forza e senso alla ricerca di Merle, col fratello che sembra quasi _x000D__x000D_dimenticarlo, dopo la furia cieca con la quale aveva iniziato la ricerca – e l’autoamputazione che dovrebbe spingere _x000D__x000D_ad accelerare i tempi. E poi, un dubbio: per quanti chilometri/ore consecutivi hanno corso i nostri eroi prima di _x000D__x000D_arrivare all’accampamento?).

_x000D_

_x000D_L’episodio ci è parso, insomma, troppo ambizioso e poco coeso, contraddistinto da una convivenza un po’ _x000D__x000D_forzata e non sempre a fuoco tra approfondimenti psicologici, azione, suspense, impegno, Faulkner e splatter. Regia e _x000D__x000D_montaggio adeguati ma non irreprensibili, con le sequenze “forti” (action, violenza grafica) che mancano un _x000D__x000D_po’ di forza e fisicità, nonostante un’effettistica che non si tira indietro e cita, quasi letteralmente, i morsi _x000D__x000D_saviniani dell’era Romero.
EPISODIO 5 – ESPERIMENTI
Episodio positivo. Dopo i poco ricevibili “messaggi” di Kirkman lanciati nell’episodio 4 (ripensandoci, per _x000D__x000D_quanto mi riguarda è stato il peggiore della serie), qui si torna a qualcosa di più asciutto e sensato. Oddio, il _x000D__x000D_consueto prologo, narrativamente parlando, non è che regga molto: il tentativo di contattare Morgan, da parte di _x000D__x000D_Rick, per informarlo della situazione è un tantino intempestivo. Voglio dire, aspetti tutti questi giorni per dirgli _x000D__x000D_che magari Atlanta è meglio evitarla, visto che è in mano agli zombi? Vabbè. Quello che segue, però, è più che _x000D__x000D_decente. L’episodio del “risveglio” di Amy sarebbe addirittura una cosa bella, giocato com’è sui tempi dilatati e _x000D__x000D_l’attesa di un’accelerazione drammatica che non arriva, esasperando la suspense fino a farla implodere nella semplice _x000D__x000D_tristezza dell’epilogo. Dico sarebbe perché è pesantemente sabotato dalla recitazione paraprofessionale di Laurie _x000D__x000D_Holden (Andrea), la cui espressività è omologa a quella di una scarpiera Ikea. Così come riuscita è l’inarrestabile _x000D__x000D_infezione di Jim, affatto assimilabile ad altre viste in passato (Day of the Dead ecc) ma qui _x000D__x000D_conclusa con un sereno, volontario trapasso nel mondo degli walkers (scelta eutanasica inedita, nell’ambito _x000D__x000D_dello Zombie Movie).
L’episodio segna inoltre una decis(iv)a sterzata narrativa, con cambio di location e di prospettive _x000D__x000D_per il gruppo, il riemergere del problema triangolare Rick/Shane/Lori e il laboratorio tipo Umbrella Corporation dove _x000D__x000D_i Nostri stanno per rifugiarsi e nel quale, presumibilmente, verranno/verremo a conoscenza di tante gustose news sul _x000D__x000D_perché-percome dell’apocalisse zombica. Eppur si muove, insomma, una serie che iniziava a mostrare segni di impasse. _x000D__x000D_E che finalmente torna a mostrare squarci di post Z-Day (la città costellata di cadaveri, gli walkers che _x000D__x000D_attaccano lenti ma inesorabili). Perché se è vero che confinare gli zombi sullo sfondo della storia, non facendone i _x000D__x000D_protagonisti ma l’innesco delle vicende/tensioni umane è una scelta anche apprezzabile, è altrettanto vero che la _x000D__x000D_serie, per respirare un po’, ha bisogno di qualche sano scorcio da giorno del giudizio, lasciando fare ai morti _x000D__x000D_viventi quello che sanno fare meglio. Chiusura dell’episodio clamorosamente Lost-iana, con atmosfera da _x000D__x000D_“fine stagione” (cfr. la botola “di Locke”), anche se in realtà manca ancora la sesta e ultima puntata. Dalla quale, _x000D__x000D_a questo punto, ci aspettiamo una chiusura degna che accenda la curiosità per i tredici episodi della stagione due…
EPISODIO 6 – TS-19
Finale, diciamolo subito, così così. _x000D__x000D_Così. Solito prologo efficace: trattasi di _x000D__x000D_flashback girato con ottimo senso del ritmo, dove _x000D__x000D_finalmente la zombie apocalypse in pieno _x000D__x000D_svolgimento è presa di petto, tra assalti di massa e _x000D__x000D_comportamenti cinico/disperati da parte delle “forze _x000D__x000D_dell’ordine”. Ma viene gettata anche nuova luce _x000D__x000D_sul personaggio di Shane, che ne esce semi-assolto per _x000D__x000D_probabile buona fede (sembra non sentire il battito cardiaco _x000D__x000D_dell’amico e solo a quel punto lo abbandona, anche se _x000D__x000D_poi si prodiga per preservarlo dall’assalto degli _x000D__x000D_walkers). Da lì in poi, però, _x000D__x000D_l’episodio si presenta pasticciato e poco _x000D__x000D_“conclusivo” (in senso seriale). Nello _x000D__x000D_specifico:
Pasticciato: Il finale lost-iano _x000D__x000D_dell’episodio precedente prosegue su binari _x000D__x000D_altrettanto lost-iani. Il bunker tecnologico dove si _x000D__x000D_ritrovano i Nostri è affatto assimilabile al rifugio _x000D__x000D_scoperto da Locke & C. sotto la nota _x000D__x000D_“botola”. Siamo dalla parti del plagio o _x000D__x000D_qualcosa di simile. C’è un parziale ritorno _x000D__x000D_alla normalità. C’è buon cibo. _x000D__x000D_C’è acqua calda. C’è un ospite _x000D__x000D_misterioso e solitario al quale chiedere _x000D__x000D_“spiegazioni”. E c’è perfino un _x000D__x000D_display con conto alla rovescia, per dire. Ma qui _x000D__x000D_c’è una condensazione di eventi e stati _x000D__x000D_d’animo che sa di affrettato – dunque – _x000D__x000D_“inservibile”. In 45’ si fa in tempo a _x000D__x000D_vedere i personaggi rilassarsi, ubriacarsi, tentare stupri, _x000D__x000D_chiedere (e ricevere) delucidazioni pleonastiche spacciate _x000D__x000D_per decisive. Vengono insinuati dubbi sullo stato _x000D__x000D_infettivo di alcuni (Andrea) mentre altri si scoprono, _x000D__x000D_d’emblée, aspiranti suicidi solo _x000D__x000D_perché il padrone di casa bofonchia qualcosa di _x000D__x000D_pessimista. Con scene scult come la registrazione _x000D__x000D_ecografica della mutazione zombica, presentata coi crismi _x000D__x000D_della Rivelazione ma che nulla aggiunge e nulla toglie _x000D__x000D_(neanche da un punto di vista “scientifico”) _x000D__x000D_alla situazione di merda nella quale si trovano i _x000D__x000D_sopravvissuti. Fino al finale col botto, in senso _x000D__x000D_etimologico –dunque, nella fattispecie – _x000D__x000D_deteriore.
Poco “conclusivo” (in senso _x000D__x000D_seriale): Ovviamente, trattandosi di un _x000D__x000D_finale di stagione con una stagione 2 alle porte (per modo _x000D__x000D_di dire, dato che dovremo aspettare quasi un anno), non _x000D__x000D_c’era pretesa di autoconclusività. Ma anzi, al _x000D__x000D_contrario, il bon ton seriale avrebbe previsto _x000D__x000D_qualche fuga prospettica negli episodi futuri. Niente di _x000D__x000D_tutto ciò. Qui, la chiusura è tronca, con _x000D__x000D_un’esplosione (in CGI rivedibile) che, come il _x000D__x000D_libeccio, lascia il tempo che trova e ci consegna i _x000D__x000D_personaggi semplicemente “in fuga”, con _x000D__x000D_eventuali evoluzione narrative tutte da scrivere su una _x000D__x000D_tabula rasa poco efficace come generatrice di _x000D__x000D_suspense. (questo se si escludono lo stato di _x000D__x000D_salute di Andrea – il bisbiglio nell’orecchio di _x000D__x000D_Rick… – e Merle il monco ancora in giro e _x000D__x000D_presumibilmente incazzato).

_x000D_

_x000D_Sia chiaro, la stagione 2 la guarderemo _x000D__x000D_senz’altro, perché in fondo del buono _x000D__x000D_c’è. E c’è l’apocalisse. E _x000D__x000D_ci sono gli zombi, che diamine. Ma a conti fatti, i primi _x000D__x000D_sei episodi, tra alti iniziali e bassi finali, ci ha _x000D__x000D_lasciato forse più perplessità che certezze. _x000D__x000D_Si dice comunque che gli sceneggiatori impiegati _x000D__x000D_fin’ora siano stati licenziati in tronco/blocco: _x000D__x000D_motivo in più per ben sperare.